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Amore 30 agosto 2015 · lettura 2 min · 2278 letture

Il borgo

Marco Tonio Angelli 2 poesie pubblicate
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Mi sei caro tremulo crepuscolo, magico fautore d'esuli pensieri. Stanco cala il sole rubicondo fra i ruderi di case abbandonate, rischiarando coi suoi pallidi raggi l'ameno borgo sul vermiglio colle. Giunge a me il suono di remote campane, mesti rintocchi a memoria dei morti. Battiti secchi, costanti, latori dei miei oscuri pensieri improvvisi. Svanisce la dolcezza della quiete. Mi perdo fra opache e sinistre paure che invano cercai d'eliminare tra fiumi di vino e gelidi pianti tenuti celati dentro al mio profondo. Quell'estate, piena d'illusione, passata all'ombra del gran campanile da dove scrutavo i preti e gli ubriaconi. Gustavo grato il tiepido profumo del pane sfornato al chiaro dell'alba, di violette, oleandri e tulipani che invadevano la piazza del borgo. Ricordo ancora le ambite prostitute che vagavano esibendo la pregiata merce, desiderose di vendersi. Ma il buio adesso incombe sulla mente. Mai nulla mi straziò così tanto come quel salice piangente a ridosso della valle, che mai tregua mi darà. Andavamo con l'intento di godere quei brevi istanti che Amore ci elargì. Nell'aria torrida della serata, intorno ai nostri nudi e caldi corpi, regnava una profonda e immensa quiete. Soltanto rari tuoni e piogge intense infrangevano il silenzio che avvolgeva le nostre membra, le nostre speranze. Vivemmo realmente per così poco nei frangenti d'estasi di quell'estate. Adesso, che cos'altro mi rimane oltre al dolore e al vuoto che mi perfora? La persi, vedendo evaporare il sogno mio d'amore. E sopra questo colle, or che avanza la distesa sera, io non trovo quell'idea di pace che mi promisi d'ottenere. Il pianto a nulla serve or che nulla devo più cercare, ora che non sento nulla tranne l'opprimente oscurità.
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Marco Tonio Angelli
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