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Cronaca 31 agosto 2015 · lettura 2 min · 2358 letture

Immane tragedia

Daniela Dessì 1195 poesie pubblicate
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Infinite croci non compiante corone di fiori sospinte dall'onda vorace, e la voce del mare, ancora una volta, lamenta la morte di tanti dispersi travolti dalla violenta mareggiata. Mare sconosciuto, mare traditore chiama a sé nel freddo abbraccio chi ha osato attraversarlo, accoglie le urla disperate, nell'abisso di dolore. Cadaveri risucchiati dal fondo torbido, invisibile oscurità trattiene per poco l'ultima speranza di salvezza per chi sopravvissuto si aggrappa ai fratelli nel tentativo di riemergere in superficie, annaspa in quella terrea vastità del nulla colto di sorpresa dalla paura. Spalancati occhi guardano alla sorte angosciosa che incombe funesta e inermi vedono morire i propri cari madri mogli figli senza più un nome di appartenenza a quella terra che li ha respinti, terra insanguinata, depredata d'ogni bene che la guerra ha isterilito, il seme della vita distrutto dall'arroganza che ingenera astio e muove i popoli al conflitto disumano. Il mare foriero di speranza per chi vuol fuggire dal bagno di sangue, lasciarsi alle spalle l'ingente devastazione e ricominciare altrove da quella che è solo parvenza d'uomo non dà risposte, non sempre si rivela amico e come una tomba seppellisce chi in quel buio anfratto si è spinto con troppa audacia, ribaltato dall'ignoto come un pezzo di legno va alla deriva.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Nuova immane tragedia di migranti.

L'autore
Daniela Dessì

Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo

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Commenti (3)

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Umberto De Vita31 agosto 2015

Troppi disperati che fuggono dalla guerra o dalla miseria finiscono inghiottiti da quel mare che dovrebbe essere la loro salvezza. L'autrice ha messo il dito nella piaga, come si suol dire, con una poesia che denuncia questo inarrestabile flusso di disperati alla ricerca di un tozzo di pane. Molto apprezzata.

Luciano Capaldo1 settembre 2015

Purtroppo siamo difronte all'inizio dell'esodo biblico. Questo rivoluzionerà il mondo, il nostro vivere, le nostre abitudini e la nostra sensibilità di umani che vivono in un mondo immondo, materialista ed antropocentrico.

Pagu1 settembre 2015

Una tragedia, un immenso orrore che non ha fine. La poetessa descrive molto bene la pena di coloro che fuggono per la vita e incontrano solo morte e una disperazione ancora più nera. I versi sono profondamente incisivi e drammaticamente realistici. Un lavoro che fa pensare, anzi che fa GIUSTAMENTE riflettere.