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Introspezione 3 settembre 2015 · lettura 3 min · 980 letture

Introspezioni di Settembre

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Sàtana, dimmi: perché quest’autunno? Di’, oh mio Signor: perché l’estate muore? Sei tu - l’Inferno - nel petto il mio empio Unno, oh Cielo eccelso, sei tu il mio dolore! Oh cuor, dov’è la felicità umana? Dove son sogni? e inesorata Sorte? È dunque giunto il tempo della Morte per le mie fiabe? La fìn disumana? Dimmi, oh mio cuore: ami la pioggia e il tuono? e della mia arpa il singhiozzante suono? E l’estate decade, e vien lo scherno che la Natura prepara all’inverno! Dov’è - oh tu, dimmi! - il settembre infinito? E io nel cuor sogno: passeggiàr tra i pini, lambìr le fonti, e udìr l’inaudito canto della Natura, e i gufi chini; e chiedo allor fin quando andrò a sognare, ché - non è vèr? - che l’autunno mi opprime? E muto io piango: e alle perdute cime, e alle campagne; e io posso non gridare? E introversi mi sono i cascinali, poveri e ciechi, e cadenti e fatali; e lì, dov’era così tanta Vita, non è rimasta che una via smarrita. Sento che gemi, oh usignolo! E che dici? Nelle mie vene sogni emigràr forse? E tu abbandonerai querce e radici; perché chi sei? Un spasmante sogno? E scorse l’estate; e muore oltre il tramonto il Sole. E cosa io sento? Ora un formicolìo al vagabondo petto. E ora? Un oblìo; e intorno vedo quest’ultime viole, che mi sono un eterno e orbo rimando alla mia gioventù, e al mio vìver blando. Ho paüra! perché vado a invecchiare, e non so più se avrò ore per sognare! Sento nel petto: fuggìr gli aïroni che giacèvan nei fanghi, e urlàr le ghiotte ali dei corvi, e sibilàr canzoni dalle cetre del vento e della Notte; E tu, Spirito? e tu? Non sei addolcito dal vespro svelto? Dalla cupa sera? E cosa dici se non la preghiera ora che il bronzo suona all’Infinito? E al sangue si confonde un po’ di vino; ma è amaro e cupo, com’è il tuo Destino! E io son ridotto a un’ombra vagabonda, Anima mesta di Sorte iraconda! Passeggio in cuore; e dunque cosa ammiro? I cieli grigi, e l’accorciàr del giorno, e i paludosi fanghi; e odo il sospiro delle cadenti foglie, e vedo attorno: rose ingiallite nelle vane attese d’un vano Amore, e camelie spogliate, e le terre deserte e abbandonate, e tra le nebbie le campestri chiese, e chiedo a Iddio: «Che cosa mi succede?», donde il silenzio mi ordisce la fede. E come il Sole che la Notte affronta, ogni mio sogno per sempre tramonta.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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