Il sabato del villaggio

Il sole dietro al monte ormai si posa
rimbocca le coperte e spegne i raggi
e tutto l’orizzonte si fa rosa
e un calmo mormorio è nei paraggi.
Il borgo si raccoglie e si compiace
al fresco della sera e con l’omaggio
d’una rossastra nube come brace
che per domani reca buon presagio.
Rincasa l’artigiano e l’operaio
del giorno andato scorda ogni travaglio
momento che in famiglia fa il più gaio:
gli occhi festanti fanno in lui bersaglio.
Ricordo di mia nonna vecchierella
che qui solea seder venendo sera
ed io godevo allor l’età più bella
prima dello sbocciar di primavera.
Ora, che qui contemplo il mio tramonto
col peso dei tant’anni ormai trascorsi
col nuovo tempo io mi confronto
e guardo del mio borgo lo scomporsi.
Di sua stagione ognuno coglie il frutto:
io mi ritraggo e cedo la partita
del nuovo rio ormai non reggo il flutto...
fra poco qui comincia la “movida”.
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Commenti (2)
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Antonio Terracciano12 settembre 2015
Interessante rivisitazione, in armoniche quartine di endecasillabi rimati, del famoso "Sabato del villaggio" leopardiano. Cambiano i personaggi, ma la gioia con cui la gente vive il sabato non muta. Semmai c'è, alla fine, qualcosa in più, che il Recanatese, ai suoi tempi, non poteva immaginare: la "movida" è faticosa ad una certa età, e la si lascia volentieri godere a chi ha le forze per affrontarla!
carla composto13 settembre 2015
bravo il poeta nel rivisitare con grande maestria una delle più belle liriche... versi incantevoli quasi musicali descrizioni che arrivano al lettore con grazia ed eleganza... il mio elogio
