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Riflessioni 14 settembre 2015 · lettura 1 min · 2403 letture

Quando sognavamo l'America

Ventola raffaele 559 poesie pubblicate
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Un film un po' datato ricordi in bianco e nero, ma giuro, è successo per davvero! La nave che salpava coi sogni nella stiva, il cuore si lasciava sulla riva. La borsa di cartone nelle mani, sventolio di fazzoletti, il fischio, un nuovo volo; lacrime d'addio sopra quel molo. L'America lontana sembrava l'El Dorado... all'epoca si scappava dal degrado, il cuore gonfio in petto, biglietto fra le dita un foglio, passaporto per la vita. Noi popolo di migranti la storia dice questo, e il furbo si mischiava con l'onesto. Adesso tutto torna, anche quei bastimenti; piena di gente appesa a "salvagenti". Il destino è sempre strano nel corso della vita, adesso siamo noi la meta ambita.
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Un migrante non lascia la propria terra a cuor leggero, se lo fa è per bisogno. Ai nostri migranti. Immagini da web.

L'autore
Ventola raffaele

Mi diletto a scrivere da sempre , ma solo ultimamente mi é venuta la voglia di esternare le mie emozioni e condividerle .....con voi. Ringrazio la gentile redazione tutti gli autori del sito e tutte le persone che mi leggono!!

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Commenti (13)

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Anna Di Principe14 settembre 2015

Il bravo Poeta focalizza con i suoi significativi versi un momento storico, tra la fine dell'800 e gli inizi del 900, vissuto dagli italiani più bisognosi che sognavano altre terre, maggiormente gli USA. Partirono navi strapiene di nostri connazionali tenuti in condizioni disastrose... la storia si ripete in modo circolare e ciò dovrebbe farci riflettere di ciò che sta accadendo ai migranti del nostro tempo. Lirica toccante molto apprezzata. Complimenti!

zani carlo14 settembre 2015

Sembra proprio che la storia si faccia beffa di noi servendoci su un piatto d'argento l'occasione di essere un po' più umani di chi nei secoli due ultimi passati ha trattato al pari di bestie i nostri connazionali che per vari motivi sono emigrati... ma sembra proprio che le lezioni della stessa storia si dimentichino alla svelta... poesia che riapre una vecchia ferita che bravo il Ventola pone alla nostra attenzione.

carla composto14 settembre 2015

emozionanti versi che parlano d'un tema che si ripete... bravo l'autore a ricordare tutte quelle persone che con una valigia di cartone han lasciato la propria terra per trovare un futuro ...emigranti come accade oggi costretti ad allontanarsi dalla propria patria ... il mio sincero elogio a questa sentita e bella lirica...

Cristiano De Marchi14 settembre 2015

In eterna memoria direi, splendida riflessione attuale come mai... Si, sono immagini in bianco e nero che si plasmano con le immagini a colori dei nostri giorni. Siamo la meta ambita, siamo il sogno per migliaia di persone che ancora hanno la capacità di sperare nel sottofondo di una colonna sonora unica... Morricone docet! Plauso

Luciano Capaldo14 settembre 2015

Una lirica decisamente belle nella struttura e nel contenuto. La storia ha voluto che divenissimo noi la meta ambita, come abilmente dice l'autore che ci pone difronte alla condizione di dover riflettere e capire la condizione dura di questi poveri migranti. Grande sensibilità in una poesia di verità.Molto piaciuta.

Maria Assunta Maglio15 settembre 2015

La storia si ripete. Un tempo i nostri avi partivano per migliorare le condizioni sociali ed economiche. Valigia di cartone e via. Oggi la nostra terra è meta privilegiata di migranti che sognano una vita lontana dalla povertà e dalla guerra. Bravo Raffaele un vecchio problema e attuale scritto con sensibilità.

Julie15 settembre 2015

Erano tempi duri senza colori, grigi i cappotti per tutti uguali, poche le cose che si portavano con sè,tanto quello che si lasciava alle spalle con il pianto nel cuore ma l'America era sogno grande! Un futuro diverso di lavoro e benessere e per molti migranti tra cui grande parte Istriani è stato così.Ma quanta sofferenza nel salutare il molo natio sventolando i fazzoletti come vele che il vento spingeva lontano. Pagine di storia vera,è cambiato solo l'orizzonte che ora si chiama Italia. Bellissima lirica, molto apprezzata per contenuto e stesura.

Daniela Dessì15 settembre 2015

Dici bene, la storia non può smentirlo, siamo un popolo di migranti che ora rinnega il passato, noi un tempo bisognosi di evadere dal degrado del nostro paese inveiamo contro la povera gente che predilige la nostra terra come meta ambita dove poter realizzare i sogni e fuggire dalle guerre, dalla miseria incresciosa.

piera tola15 settembre 2015

Vivide le immagini rendono i tuoi versi ricchi di significato, la storia si ripete... noi come l'America per molti, noi che cerchiamo l'America ancora in tanti .

Cinzia Gargiulo15 settembre 2015

I miei zii nel periodo del dopoguerra dovettero lasciare l'Italia perché non trovavano lavoro per mantenere le loro famiglie. Uno zio andò in Venezuela ed una zia seguì il marito con due bambini piccoli al seguito per andare in Argentina. Allora si partiva con le navi e con valige di cartone, ci misero mesi ad arrivare. Mia madre mi raccontava lo strazio di mia nonna che non poteva più vedere i figli e aspettava con ansia le loro lettere... Sì la storia ci insegna sempre qualcosa, dovremmo ricordare che neanche per i nostri emigranti fu facile, né partire né essere accettati nei paesi dove arrivavano. Versi per riflettere, apprezzati molto.

Alberto De Matteis15 settembre 2015

E' proprio vero... la storia si ripete; ma memtre tanti anni addietro erano i nostri connazionali a partire verso terre lontane per poter portare un tozzo di pane alle loro famiglie, ora sono gli altri a fuggire dai loro paesi a causa delle continue e disastrose guerre. Tale condizione è ben descritta dal bravo Autore, con versi molto veri e crudi, che devono far riflettere tutti noi non poco. Trattasi di testo ben strutturato, di largo respiro e di forte impatto sociale.

Antonio Biancolillo16 settembre 2015

Immagini di un film visto tantissime volte... ed oggi lo si rivive nella nostra realtà...dove l'esigenza è sempre la stessa... Un susseguirsi di immagini ben verseggiate...

Berta Biagini17 settembre 2015

“Giuro, è successo per davvero” – si, è bene ricordarlo – purtroppo la memoria a volte fa brutti scherzi, ricorda solo quanto è conveniente.