Gigli gelidi
La mia bocca è un’anfora
che attinge dalla tua fonte
mille stelle
riversando l’essenza della notte
nella sorgente delle tue rose
Il tuo respiro, uno zefiro di voluttà infinita,
riempie le mie vele di passione
per navigare sulle tue cosce
d’anice e d’argento.
Le mille stelle del bacio
si posano sulle tue labbra
imploranti sete di coralli su rive cosparse
d’alveari celesti.
Ahi, quanto mi costa bere il miele
del tuo alveare di vespe.
Lasciati cadere il vestito,
per sognarti.
Lasciati carezzare l’umido raggio di luna
sul fiore azzurro del tuo ventre.
No, non mi dare il vuoto a rendere
Del tuo amore asettico e spassionato.
Non lasciarmi nelle vene l’ago conficcato
del tuo orgoglio ferito!
Adesso il tuo volto è un capitello barocco,
povero rivestimento dolorante
di ciò che ho amato,
sfregiato da un parafulmine ossidato
che divora il passo dei cavalli bianchi
dissanguati dall’alba sul selciato,
dove, su sfondo gelido di gigli
crebbero stalattiti,
i miei ti amo.
©
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