Il vortice dell'irrequietezza
Salvo Scamporrino
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Gli appigli svaniti
nell’intimità dell’essere:
scivola giù
la triste malinconia
che ammalia ogni pensiero
- di notte - mute stelle
non consolano,
s’aspetta il bagliore
di un’alba - speranza -
mentre, nella penombra
di spenti sentimenti,
s’aggroviglia l’anima,
nel tormento
tace l’ardire - il coraggio -
tace addolorato il cuore,
chino e raccolto,
tra invisibili lacrime giace.
Le mani ancor cercano
un recondito appiglio,
il vortice dell’irrequietezza
non da scampo:
trascina giù l’esistenza
verso ataviche solitudini,
la luna, solivaga,
s’aggira in un cielo
che copre segreti - paure -
intanto nel microuniverso,
da lungo tempo,
s’attende il cambiamento.
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L'autore
Salvo Scamporrino
Nato in terra di Sicilia nel 1960, scrivo solo per passione e per comunicare ciò che sento o percepisco. Ogni idea o sentimento che viene esternato in qualsiasi forma va sempre accettato per quello che è. Criticare e giudicare è soltanto un punto di vista. Con questo spirito bisogna leggere e SCRIVERE.
Commenti (1)
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Luciano Capaldo20 settembre 2015
Una inquietudine che diviene irrequietezza e prende animo e corpo in un turbinio che travolge. La speranza ultima a morire di un giusto cambiamento. Piaciuta

