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Natura 24 settembre 2015 · lettura 3 min · 1106 letture

Idillio d'Autunno

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Canto! Le brine gelide, e i scialbi nugoli, l’aurore roride, e un grido d’un Unno, spettro selvatico, tombe di tenebre, viene l’autunno; e il mio cuore non scorge che le foglie che cadono ingiallite, e sente doglie. Canto! Giunge immobile, inesorabile, un sepolcro timido di lìgneo ossame, e... e si precipita dal nudo platano, dal tetro frassino, il secco fogliame. E sembra la mia gioventù che s’invola, dove son cieco, e non so dìr parola. Canto! Lungi va l’iride mia che qui spasima al canto flebile della vendemmia, gelo terribile, volto di Sìlfide, e grida interminabili d’una bestemmia; ed è forse costui sul mio cammino quello che ha un nome oscuro, il mio Destino. Canto! Fugge l’allòdola, geme la rondine, strìllan le nòttole, e... e i cardellini, ha fame un pàssero, i corvi trèmano, e sui campi gèmono i beccaccini; strilla di liuti, di sogni e di canti, arcana voce dei miei antichi pianti. Canto! Odo quest’àliti di vento indocile, di piogge e di oïdi, coprìrsi il giorno, e le nubi cèrule, le terre pallide, e intendo i palpiti d’un truce corno, sogno represso nel sangue secreto, cure d’un folle Poëta irrequieto. Canto! Le cacce squillano, i cani inseguono, le selve mùtansi in camposanti, càdon le tortore, ferite all’ùgola dai piombi languidi, i cuori infranti, com’è il mio cuore, piangente in eterno, da un dubbio asperso, conteso dal scherno. Canto! Gelano l’àlighe sull’acque limpide dei stagni tremuli, e ghigno autunnale s’erge al crepuscolo, con guance orribili, è il maëstrale, e... e senso visionario di ponente dell’occhi mio che sogna ed è demente. Canto! Odo: sta in fremiti la sera giovane che presto s’agita, e... e viene bruna, e più oscura e lugubre - di streghe i pòllici che il cielo graffiano - lungo la Luna, ossame scialbo, qui ordìto d’argento - che - sopra il mio volto s’angoscia tra il vento. Canto! Notte di funebri, ombre e fantàsimi, pianto di ràmore vecchie e lontane, e impronte rigide di Luna candida, di stelle deboli, e lanterne vane, dove è giunta così l’ora del sogno, l’insonne pianto del qual mi vergogno. Canto! Volti trapàssano d’inquieti valichi, oltre le formide cime dei monti, e... e a Morte suonano i flutti spastici delle più tisiche, e gelate fonti; e... e mentre giaccio in un grido di lagna, or m’è più caro il pensàr della montagna, dov’era estate nel giòvin mio cuore, un preludio d’autunno e di dolore.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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