E il cane dorme
Giorgia Spurio
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E il cane dorme.
E il leone nel parcheggio
ruggisce al silenzio le sue stelle
acute.
E l’uomo aprirà le finestre.
E il gatto si lecca dove le ferite
tra il pelo bianco si dipinge
l’odore che hanno le scarpe
sul marciapiede.
E il leone nel parcheggio
cammina tra le auto
dove la notte ci occulta
la luce.
E l’uomo si alzerà
tra le foglie delle nuvole,
spalancherà i vetri
già rotti, e sul balcone,
dove ringhierà il terremoto,
ha fatto cadere il cemento,
in punta di piedi.
E la formica saluterà l’autunno
con le ultime pesanti molliche,
sulle spalle la paura dell’estate
e il dolore di una tomba,
la cicala che non più suona
né canta, piccolo violino
tra l’erba alta.
E il leone si sdraierà
dove le linee bianche
si sbiadiscono alla luna
e l’asfalto si mangia la terra.
E l’uomo alla chitarra
romperà la corda poi un’altra
tra i tetti e i bastoni di ferro.
E il grillo parlerà sottovoce,
e i bambini scapperanno...
come Pinocchio fuggiranno,
e il leone all’alba
si offrirà nella gabbia.
Un rumore di pianeta che risucchia
i dannati... che sia rumore muto
che sia sordo, cieco o invisibile,
ha l’odore che la fobia si nasconde
dove lo scarafaggio solo sa,
un urlo
come un ospedale che cede
e crolla, macerie e mattoni...
È la casa che casca,
e con lei... Maledetta coscienza.
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