Fata Serpente
Peppe Cassese
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Fata Serpente era così triste
che ogni giorno nuvole nel cielo
e tanta pioggia con dei lampi e tuoni
che i ragazzini andavano bocconi.
Neri serpenti al posto dei capelli
sopra la fronte e sopra gli occhi belli
un sortilegio di mago Cagliostro
l’aveva tramutata in brutto mostro.
Lei non usciva di casa per paura
di quella faccia diventata dura
e chiusa al buio in quella sua sventura
malediceva l’algida fattura...
Tutta la gente si chiedeva il come
e la colmava di biglietti e doni
ma lei insisteva nelle sue doglianze
senza dar retta alle incessanti istanze.
Pianti lamenti grida verso il cielo
piedi sbattuti e mani tremolanti
Fata Serpente era proprio in crisi
con le graffette ed anche con gli incisi.
Allora un bimbo candido di neve
andò da lei un giorno di soppiatto
sempre in silenzio le si avvicinò
e con le mani la fronte accarezzò.
Lei sentì un dolce brivido di sole
il sangue caldo agire nelle vene
e nel guardarlo si gonfiò il suo cuore
dentro quegli occhi lesse solo amore.
Tutto ad un tratto il sole ritornò
e un cielo azzurro il giorno colorò
ed i serpenti tra i capelli mori
tosto mutati in variopinti fiori.
Ora è tornata fata Macramè
ed offre a tutti pasticcini e tè.
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L'autore
Peppe Cassese
Commenti (1)
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Maria Valentina Mancosu27 settembre 2015
Tanto è bella la morale di questa fiaba- poesia... che i lettori, non dovrebbero commettere di pensare che certi epiloghi sian solo favole che a noi, non capiteranno mai... complimenti!

