Monofobìa e tracce d'attesa
Marco Canonico Baca8175
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Ho seminato perdono,
che frutterà nuova incuria.
Spalle di ignoranza,
dove poter posare gli occhi.
Inarcato e ossesso,
scaglio la risolutiva bile.
M'imprimo in distacco,
per dar sembianza all'assenza.
Fisionomia arida e crepa,
a vestir l'arresto dei miraggi.
Compenetrato da nullità,
mi soffermo e adagio nel sottaciuto,
blandendo un languore latente.
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L'autore
Marco Canonico Baca8175
Sono nato esisto ancora e riesco a pensare in un'ellisse verde e muschiosa. fatto di astrazioni voglio essere vissuto senza limiti di raziocinio. Non toccarmi respirami!
Commenti (1)
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Giovanni Monopoli17 agosto 2007
elemento scatenante di questi versi la solitudine coi suoi perché e risvolti di vita che a volte offuscano e rende difficile vivere... per fortuna esiste la forza interiore che sovrasta questo malinconico incedere... bellissimo testo

