Al lento andazzo
Al lento andazzo, trascino
le miei gambe, e vagheggio,
come zombi senza vita, vorrei,
disfarmi da pensieri maligni,
che imperano nella mente mia.
Grida vendetta, l'amore tradito.
Volare alto e svanire nell'aria.
Violino soave dall'orecchio gradito.
Un canto, voce dall'infinito spunta.
Dal labbro vermiglio, smagliante.
Del mio pensiero s’impossessa.
Librare con esso verso il sole,
in alto lassù bruciarmi le ali.
Scaccia l’incubo o mio cuore
che nel profondo viscere vive.
Nessuno mai saprà, come,
la fine del mio mondo fu,
sconcio giardino di gramigna.
Interminabile, struggente opaco.
Nulla fu mai chiaro, limpido.
Folle mistero, fortuna avversa,
palude, di un mondo grigio.
Sento qualcosa, mi abbraccia,
nella morsa, manca il respiro.
Le mie gambe non reggono,
con loro la strada sprofonda.
Fossa, che avvolge la tenebra.
Entra negli occhi, nella mente.
M’accascio il sonno mi quieta,
di me, non resta più niente.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!