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Fiabe 1 ottobre 2015 · lettura 7 min · 1534 letture

La Leggenda della Fanciulla di Neve

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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La Luna alla Karèlia si mostrava, pallida come una pietra di talco, e era l’autunno, e venne il freddo vento, soffiando spesso i primi argenti in neve, e... e intorno il mar dei Fìnnici gelava lievemente agli scogli, e urlava il falco dai monti oscuri, e l’ululato lento dei lupi ardiva, e il vespro era greve come una roccia di tomba appassita. E... e oltre la Luna v’era l’orizzonte illimitato che la steppa ardeva nelle bufere sue e nell’Asia oscura, e nel regno tartàrico. La Vita fu fredda e cupa, e ghiacciava ogni fonte, e neve eterna i licheni stringeva, perenne Morte della sua Natura. Soffiava il gelo dalla Svezia, e il cigno selvatico ghermiva i ghiacci ai laghi, e... e le campagne tacèvano, e ardevano nei lignei templi le più sante icòne, ove pregava il Penitente arcigno, e... e i nudi campi erano e tristi e vaghi, e tra le stoppie i corvi ne gemèvano, truce e selvaggia e funerea canzone. La slitta urlava le lettere ai tetti della gleba dispersa e analfabeta, dove i signori restàvan coperti nei cappotti degli orsi, e lì, a dormire nei comodi lenzuoli dei lor letti, udendo il canto dell’Anacorèta; e... e i venti andàvan terribili e incerti, e le nevi i fanghi a baciàr e a coprire. E lungi brillava Pietroburgo, e poco però si scorse nell’immensa Notte, se non i corni tra le nebbie ai porti, e... e i fuocherelli dei suoi monasteri, e questo lume era debole e fioco, e fredde s’ergèvan le vicine grotte, ed era un sogno, un sonno di cuor morti, tra le leggende e i loro desidèri. E un contadino arpeggiando cantava una ballata e nel gelo tremava. E... e diceva costui assente e infelice: «Ho da narrare una storia d’un folle», e... e non si fece implorare, e diceva: «L’altra Notte l’ho vista, la mia bionda, e mi apparve alla Luna - la Fenìce del ciel notturno - presso il pìcciol colle, e verso me veniva, e a me fremeva, ombra di neve eterna e vagabonda. E sembrava sale la neve plasmata, argento niveo i capei irrigiditi, e ghiaccio il collo, e il labbro, e il mento, e il seno, e nuda parve nel vento furioso, e... e la pupilla brillava dorata, adamanti di pietre e stalagmìti, e... e l’aria da lei mossa era oro e fieno, e il corpo errava vagamente ombroso. E dissi: - Chi sei? E perché t’aggiri ignuda? -. E l’eco mi rispondeva; ed ella tacque. E ancor: - Chi sei? Sei fanciulla o sei spettro? -. E tacque, e s’appressava a me, e era bella. Mi parve un sogno; ed ella stava muta, e lievemente gocciolava d’acque il giòvin ventre. Aveva in man lo scettro ordìto d’un cristallo e d’una stella. E: - Perché sei ignuda? Non hai tu vergogna? -. Ed ella allor rispose: - Sai! Se vesto mi sciolgo e non vivrò. Io sono di neve, anche la seta più leggera è Morte. Mortale, ascolta! Suono una zampogna con le mie labbra, e il cuor m’è sempre mesto perché non posso amare; e nulla è lieve, e tutto intorno è soltanto la Sorte al mio ghiacciàr tremendo. Se mi abbracci, mi scioglierò per sempre. Fuggi! E viva sarò ancòr nella Notte fino al giorno, e all’alba esalerò l’Anima fresca -. E... ed io allor estasiäto: - E mi discacci? -. Ed ella corse, e giunse ad una riva. Ma ormai le stavo d’accanto e d’intorno, e era stupenda, e melliflua, e donnesca. E: - Sono l’improba di Tuonèla: uccidi! -. E e io le miravo le forme gelate, e i capei cristallini, e gli occhi d’oro, e il nudo seno di ghiaccio, e le gote, e il freddo ventre e dicevo: - Sorridi! - e... e le mani graziose, e le ghiacciate iridi belle, e il suo mantello moro - la Notte russa! - e le sembianze immote. Sentivo Amore, o pietà; e l’abbracciai, così forte che avevo gelo anch’io, e l’abbraccio mio ai fianchi ora la strinse, e nel mio fuoco d’Ignoto ei la avvolse. E... e ora tremavo, e tanto singhiozzai, e... e la baciavo! La baciavo! Oh Dio!... E l’impeto mio così costei ne avvinse, e... e ella tra le mani mi si sciolse! E adesso per costei non fò che un canto. La trucidai! Eh! Non mi resta che il pianto!». E... e lenta venne la giòvine ostessa, e al visionario il tè ridente offriva, e... e sguardi incauti d’Amor gli porgeva, e lo scrutava con occhi beäti, e... quasi gemendo, e or scontenta e dimessa di casti sensi fatàl lo assaliva, e... e ella placidamente gli chiedeva: «Ancòr un di quei abbracci tanto amati!». Era giovane, e tanto bella e bruna, apparsa dalle stufe dell’allegra e lignea capanna, e era dolce e gagliarda, e disse parole incomprese da ognuno, e la illuminava da un vetro la Luna, e... e sembrò neve nella Notte negra, e la guancia arrossata era maliarda, l’occhio azzurrino, e il suo crine era bruno. Il narratore la guardò, ancòr, molto, e... e bevve il tè, e quasi sputando disse: «E che mai importa? Tu sei un sogno. Muori!», e... e ella aggiunse: «Ancòr l’abbraccio ameno!». Egli era fermo, e la mirò nel volto, e folle le sembrò, e in occhio l’affisse; e... e ella ancora: «Non ricordi i dolori che lamentavo? E il mio mellifluo seno?». Egli sorrise, e per sogno la intese, e la scansava: «Oh preda di follia!», e... e gli sembrava un sogno, era un miraggio, e... e alza il bicchiere, e brinda, e ride e beve; e cupamente irridendo la offese, e e incauto la mandò lontano e via. Ma ella a quest’uomo illuso - o no! - selvaggio ella disse: «Son la Fanciulla della Neve». E: «E come è certo? Sei un sogno, chimera, tu non esisti, se qui non ti penso. La vera dama s’è sciolta al mio bacio, e l’acqua sua mi divenne un pianto eterno. La Fanciulla di Neve è morta ier sera, nell’attimo spezzato, il sonno intenso. E... e tu, fantasma, vedi che mi giacio oppresso e triste. Perché questo scherno?». E... ed ella allòr che per lui aveva Amore, s’allontanava e gli gelava il cuore. Ecco! Pei disillusi questa è pena: avèr di ghiaccio il cuor, neve la vena!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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