I casi di de Saint- Venant (o della vendetta)
Sotto i cipressi dove si tace
gorghi e ricurve spine di cuore,
torce, rigira l'artiglio rapace
ora che sento un solo dolore.
Ella morì di gladio affilato:
tre miserabili segni d'amore
tre tagli sghembi di un dissennato
a separare dal ramo quel fiore.
Come le canne son flesse dal vento
così le pene ripiegano sensi
che inarcuati da troppo tormento
scoccaron colmi d'odi e rimorsi.
Ed io scoccai, tendendo quel nome:
de Saint- Venant, un amante letale
giudice il giorno, notti d’infame
arbitro in Terra di bene e male.
Non v’è giustizia avverso la Legge,
non v'è perdono né qui compassione:
così con l'odio ch’ancora mi regge
inflissi lama d'uguale pressione.
Nulla più dissi, nessuna difesa
non più tensioni, soltanto la cella:
nulla rimase d'un gesto di resa
per vendicar l'amor d'una sorella.
©
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Le sensazioni lasciate dai lettori.
ingegnere! C’avrei scommesso! (Francesco Falconetti)
Commenti (1)
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Maria Assunta Maglio6 ottobre 2015
Versi di una bellezza rara, profondo pensiero cattura il lettore suscita sensazione. Lirica triste imprigiona l'autore amore e odio, tanta violenza ma soprattutto l'ingiustizia.
