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Cronaca 8 ottobre 2015 · lettura 2 min · 2546 letture

Manicomi

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Mascara di sudore e piedi sui muri, sui visi, sui dottori... Sui fantasmi che salutano e ridono con una bambola in braccio. E il terrore prende forma, il corpo di una ragazza. È incinta e perde sangue, ride e cade, a terra braccata dalla solitudine, dall’isteria, dalle convulsioni, dall’epilessia di chi non vuole memoria, di chi la memoria allontanata lo tiene ancora tra le braccia, soffocato tra le sue mani sottili. I manicomi come case vuote dove piangono ancora i malati, gli abbandonati, i padri, dove le tempie si coloravano dal buio al rosso, le tonalità della muffa sul corridoio, l’oscurità che ha l’iride fusa alla pupilla. Dove elettroshock non era che sinonimo, era l’unica fuga, dalla morte, dalla vita, dagli altri e dai sogni, era la tortura dei giganti e di chi non aveva nome che nessuno. Denti stretti ai polsi, urla nei crani degli ampi saloni bianchi, specchi di sconosciuti volti rotti, aghi nei respiri e nella pelle delle siringhe, nelle vene dei capelli tirati, tagliati, rasati, neri sul pavimento bianco come bianche erano le scarpe, i camici e le rughe, bianche come le calze che le infermiere indossavano. Bianchi come i lettini e le cinte e le corde, bianchi come l’unghia. Dove le sbarre, di ferro e di freddo, separavano il sole dalle foglie, le finestre dal vento, le parole dalla mente, gli alberi dai rami, la luna dal suo argento, le stelle dal cielo, la luce dal bosco impaziente, le fiabe dalla morte, e la mano dal mondo.
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Il fotografo Thomas Windisch ha catturato quelle che potrebbero essere alcune delle più forti immagini di manicomi dimenticati. “Vedi tutte queste finestre coperte di edera e ti sembra di essere in un film horror”, ha raccontato. Ha fotografato negli ultimi due anni in Italia diversi ospedali dove erano ricoverate persone affette da malattie mentali e tubercolosi. A causa delle leggi europee in materia di esplorazione urbana, i dettagli specifici e le zone di questi manicomi non potevano essere resi pubblici. Quello che sappiamo è che molti di questi ospedali sono stati chiusi nel 1978.

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Giorgia Spurio
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