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Introspezione 22 ottobre 2015 · lettura 1 min · 3249 letture

Il gelo dei sepolcri

Carlo Baroni 51 poesie pubblicate
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Ho strisciato fra le ossa dei morti per trovare nel fango le parole adatte al mio antico terrore. Soffocavo nella terra intrisa di pioggia mentre i resti corrosi mi laceravano la pelle. Ho conosciuto il gelo dei sepolcri e il loro venefico fetore di secoli, ho scrutato dentro orbite cave cercando una ragione per tutto il nostro male. Sono risorto dalle mie stesse ceneri, ho rivisto la luna al morire della notte. Danzava leggiadra nell'armonia delle stelle. I suoi raggi vellutati erano vergini fogli che le mie parole di sangue avrebbero violato.
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L'autore
Carlo Baroni

Carlo Baroni nasce a Milano il 21 aprile del 1973, vive e lavora a Lodi e, fin qui, non interessa a nessuno. Appassionato di goticismo e introspezione, lettore avido, caotico e mai laureato, refrattario alla vita mondana e al divertimento, autore di numerosi racconti e poesie che spaziano dal fantasy/sentimentale all'h

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Commenti (5)

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Luciano Capaldo22 ottobre 2015

Un'avvicendarsi di tetro e meno tetro. Una partenza di versi che sembrano toccare lo sporfondo più abissale in cui l'anima dell'autore si mischia con il putrido fango della terra dell'umanita, quasi facendosi carico di questo lerciume umano per liberare poi ed intravedere anche una luce . Quando la notte è più nera della notte, dopo si può solo riemergere. Molto significativa e riflessiva questa lirica che offre al lettore occasione di grandi e prezione riflessioni.

Rosetta Sacchi22 ottobre 2015

Si toccano in questi versi le profondità abissali dell’anima, devastata dalle tempeste, piegata dalla sofferenza. Sono versi cupi di una intensità drastica, che non conosce sfumature. Ma sono versi che evolvono e mutano nell’immagine luminosa di quei “raggi vellutati “ che attenuano il gelo dei sepolcri. Un’introspezione profonda, a volte impressionante, che però avvince il lettore dal primo all’ultimo verso. Mi complimento con l’autore!

Anna Di Principe22 ottobre 2015

Lirica che affonda le sue radici negli abissi dell'anima affranta da una precisa visione della vita declinata nei sedimentati strati del disincanto. Versi molto forti che risentono (credo) delle letture dei poeti maledetti e di Baudelaire... Complimenti per lo stile e forma poetica.

rita iacobone22 ottobre 2015

Affonda nel suo intimo più profondo cercando quasi da vivo il contatto del freddo della morte, per risalire poi consapevolmente con l'anima lassù dove il buio non resiste se accarezzato dalla luna, l'emozione poetico di questo capace autore, dando una visione d'un pensiero che accoppia disperazione e speranza.

Francesco Rossi22 ottobre 2015

Oltre che affondare nell'intimo il poeta scaglia un verseggiare forte e di impatto che nella chiusa della poesia "le mie parole di sangue avrebbero violato" Ci sta tutto in questo, tristezza, rammarico e pure ribellione ma ancor più ci sta poesia non banale certamente un contraltare a chi sdolcina versi leggeri, come spesso a me capita.