Big bang
fremette la mano
sull'attimo fecondo
l'alba disattesa
spalancò
le pupille vergini della notte
iperboli di spazio replicarono al momento statico
in un sussulto rabbioso
e caldo
la realtà infiammò il primo istante
nel lamento ubriaco
di un cielo primordiale
disteso a prender forma
si dilatarono i primi sospiri
del tempo neonato
atomi densi
scivolavano su linee acute di gravità
e le distanze furono create
senza i confini
dentro algoritmi ricurvi
infine
fu solo equilibrio
nel dominio della materia oscura
nata dal tuono
per diventar luce
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Commenti (1)
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F
Fabio Mancini24 ottobre 2015
Complimenti per l'interazione fisica- poesia. Io non sarei stato capace di fare altrettanto.