28 ottobre
Salvatore Testa
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M'aspettavo
la tua carezza d'autunno
tra i nostri precari equilibri,
ma volteggiando cadevo
come una foglia secca.
Scivolavo giù
incredulo,
mentre dall'alto
mi feriva ancor più
l'ultimo tuo sguardo.
Silenziose ed amare
le mie lacrime
rigavano la terra
dolorosa e scura.
I miei occhi assiepati
tra foglie morte
si chiudevano appassiti
lasciando ai sogni
azzurri cieli sopiti.
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L'autore
Salvatore Testa
Commenti (1)
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Luciano Capaldo28 ottobre 2015
Un 28 ottobre triste. Una metafora quella di una gionata di un umano autunno. Un autunno che piange e solca la terra e trascina le foglie similmente alle lacrime di dolore che solcano un viso tagliato dal dolore di un abbandono. Molto apprezzato per struttura e contenuto. Bei versi.

