Dell'andar perduto
Calogero Pettineo
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Di continuo lo zefiro più possente soffia
e a ciascuno sospiro, il piovasco soffoca
là, sul frammento in declino che, graffia
col suo lambir delle onde e l'aria, roca
E mentre il viale sfiorisce, egli s'accascia
consumato sulla panchina con voce fioca
e un rosario nelle mani colmo d'angoscia
che scherza con la vita e la morte invoca
Ho visto sfocare come un lume la sua foggia
il tutto appetitoso per un articolo di cronaca
diranno di averlo visto, con la faccia gonfia
là, fermo sulla spiaggia dove l'anima infoca
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L'autore
Calogero Pettineo
Commenti (1)
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Rosetta Sacchi3 novembre 2015
Non è facile parlare della triste dura realtà, rappresentarne tutta la crudezza, con una compostezza di sentimento, con una elevata espressione emotiva che, mentre coinvolge gli animi, resta ad un livello più alto, non in senso di distacco, ma per obbedire a quell’intima esigenza di denunciare una condizione sociale al limite, ed attuale. Non vedo in questa poesia una semplice trattazione d’un tema a contenuto sociale, come spesso m’accade di riscontrare, ma una partecipazione viva dell’autore a questo “sfiorire” dell’umana esistenza, in solitudine e tristezza (per la cronaca, un titolo come un altro…)

