"O poeta é um fingidor"
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
Commenti (8)
Il verso non lo conoscevo, beata ignoranza, ma l'interpretazione dell'autore è perfettamente riuscita. Sotto ogni aspetto. Nel suo scanzonato verseggiare c'è ironia, sarcasmo, riflessioni, sentimenti. È davvero un apologia dei poeti da conservare che ci starebbe benissimo in un film o in una pièce teatrale sul tema, come prologo o come epilogo. In fin dei conti ogni uomo è un po' poeta e un po' fingidor. Altrimenti sai che noia?
Non chiamerei invenzione né finzione ciò che, a volte, il poeta scrive, ma fantasia e senza fantasia che vita sarebbe mai la nostra? Comunque anche scrivendo parole di fantasia passa lo stesso la personalità di chi scrive, a chi è acuto osservatore.
Adoro il verso di cui l'autore parla e adoro Pessoa in generale. Mi ritrovo nel testo, l'ultimo verso è Vangelo, convivono in noi molti io, come dice Pessoa stesso non mentiamo o fingiamo quando scriviamo semplicemente sentiamo. Ottimo testo.
Fine e colta questa poesia, interpretazione ed omaggio al grande padre del modernismo portoghese Fernando Pessoa. "Il poeta è un fingitore... Finge a tal punto che diviene dolore, il dolore che davvero sente" scrisse il maestro. E probabilmente l'eteronimia di Pessoa, che lo portava a scrivere contemporaneamente in più stili differenti, e i personaggi lirici in cui si rispecchiava la sua personalità, Ricardo Reis, Bernardo Soares e Alberto Campos per ricordarne i maggiori, ben rappresentano la nevrosi e la dissociazione interiore dell'uomo contemporaneo che diviene "uno, nessuno e centomila".
Pienamente condivisa, il tema affrontato, il nascondere il celare nei versi che ognuno di noi tesse nei suoi versi, e il difficile a volte scrivere in una sola composizione, le infinite e a volte avverse sensazioni che abbiamo dentro. Piaciuta.
Se ciò che ha dato il là a questa POESIA è stato il tentativo di interpretare il verso di Pessoa, a mio parere il poeta è andato ben oltre: in questo componimento vive l'anima d'ogni poeta, la sua esigenza introspettiva più profonda, l'analisi critica delle radici dell'essere sè stessi eppur mill'altri ancora, quella meravigliosa e candida empatia che solo i più grandi maestri riescono a metter su carta e a portare in scena: espimer con eleganza il proprio e l'altrui sentire non come indossar maschera ma trasformando e trasfigurando la propri anima. Non posso non provare invidia x tanta bravura
Rieccomi caro Antonio e complimenti per questo tuo poetare sempre profondo ed aderente al vero. E' vero ciò che dici, l'artista crea a volte osservando la realtà, a volte spaziando in fantasia. In ogni poesia comunque c'è verità.
La finzione nel poeta è nelle sue molteplici nature che tutti possediamo, ma spesso rimangono nascoste. Ha mille volti che spesso carpisce con intuizioni e le fa sue. Ben disse il Leopardi " ...e nel pensier si finge..." Ma questa è la sua realtà quando la trasmette al foglio. Il poeta qui scandaglia, come è solito fare il profondo desiderio di esprimere le tante vite che agitano la mente . E lo fa con la consueta profondità dando vita a impeccabili versi.





