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Fiabe 6 novembre 2015 · lettura 4 min · 1337 letture

Das Freyalied - La Canzone di Freya: La Caverna delle Norne

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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E la valle è tremenda che dà all’Alpi, tetra nel vitreo terrore d’un pianto, e sul far della sera un monte grida, dove il giorno tramonta e non s’avanza: il regno delle Norne, primigènie figliuole di Erda, e tessitrici dei velami segreti del Destino. Ùror, Skùld e Verdàndi vèston gli albi pepli del Fato, e indagano col canto ciò che nei Vivi di mistèr s’annida; e vanno... e vanno, e si tèngon per danza, oscura e dura e immatura Progènie, e della Sorte son le genitrici, han bello il volto, ma il cuor han meschino. E la valle è tremenda che dà all’Alpi, mentre sul Reno ondeggia la Dea bella, tessendo scherzi alle Figlie delle onde, le placide Sirene degli scogli; dov’ella il crine cinge di ninfee, e solleticato sente il sèn dall’àlighe, e la gioja della sua Vita; e ove sella le acque danzanti, e sulle chiome bionde dei salci intorno accoglie i bei germogli, ella, la più fatale delle Dee, la più ridente tra gli Dei immortali. E la valle è tremenda che dà all’Alpi; e all’ombra di Ygdrasìl sovviene il Fato, il scialbo telo d’un Dio inesorato. Ùror, Skùld e Verdàndi giàccion meste sotto le fronde della sacra pianta, le cui frasche tremanti urlano al cielo, tra l’argento che è effuso dalla Luna, Mostri ancestrali delle terre oscure. E Notte è sempre, e orrende le Nature, ed esse hanno alle mani un’empia runa, ordita nelle nevi. Oh eterno è il gelo! E questa pietra flebilmente canta, e affanni invòca, e carestie e Tempeste. Ùror, Skùld e Verdàndi giàccion meste, avvolte nei velami della Notte, figlie di Erda, lo Spettro, e brute streghe; e qui, sotto Ygdrasìl, han l’arcoläio, tomba funerea di guerrieri e amanti, onde tràggon le ragne del Destino. Hanno divelto nel legno le grotte, e vivono nascoste, e fan congreghe, col vischio e il vento, e il salice e il roväio; e hanno gli occhi fatti di adamanti, e il torvo collo piegato e supino. Son giovinette ululanti e deformi, sguardi di lupi, e voci come i corni. Mostri ancestrali delle terre oscure, tutto esse sanno: la Vita e la Morte, e il vile e il prode, e il tempo degli Dei, e il Divenire eterno del Vivente, e la possa temuta del Dio Loge, e tessono coi ragni le lor tele. Sui lor pepli discèndon l’ambra e il miele della sacra Ygdrasìl; e han tetre toghe, e all’Infinito han rivolta la Mente, e non conòscon gioje né imenei, Posse occulte e feroci della Sorte. Ed Erda ora le chiama e appàr tra loro per ordìr il Fato a quel crine che è d’oro. «Figlie!» ella sclama: «Ho dato agli Dei un’altra Dea la più bella, la giovine, e balda, Figlia del mio Volere, e fior divino, Freya, gioventù del Cielo, Freya l’Amore, Potenza prima del nostro Universo. Ella ha un’ora di Vita, e ride al Reno, e ignuda sfide fa scherzosamente alle Ninfe fluviali e alle viöle. Tanto appàr dolce, e celestiale e scaltra, e nella Vita già si crede salda. Tessete, oh voi, tessete il suo Destino! Or decidete l’ora del suo cuore, quando del suo Dèstin il mondo asperso sarà e nel pianto, e quando il seno morirà della Dea! Oh Figlie mie: lente... lente ordìtele i giorni e il quieto Sole!». E lor, le Norne, obbediscono al Genio della Madre che tièn l’immenso Regno; poiché anche le celesti e posse prime per Erda, per Erda, lo Spettro, hanno fine!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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