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Fiabe 9 novembre 2015 · lettura 6 min · 1335 letture

Das Freyalied - La Canzone di Freya: Il Destino di Freya

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Allor le Norne tessono le ragne, e nella Notte son streghe di Luna. Erda, la Madre, le scruta e le osserva, divinamente balda e pièn d’orgoglio, e inquieta attende il fatàl lor decreto, come uno Spettro che nel vento ondeggia; e esse, le figlie, urlando oscure lagne, danzano intorno, e a una rorida runa incidono gli arcani. E falba serva è questa seta d’un ragno e un germoglio, e esse, le Norne, osservano irrequieto lo sguardo della Madre. E il ciel rosseggia di fredde piogge e di saëtte oscure, e Dònner si lamenta, empio il Martello, e Ygdrasìl trema, e tremando annera nelle tènebre fosche, dove ei giace, indòmite radici della Terra. E gli Elementi si fanno la guerra, ed Erda è lieta e di lor si compiace, ed è perennemente e sempre sera, e tra le frasche geme un mesto augello. Ahi! Del Fato quai son le attese cure? E le caverne non son che terrore di chi ordire ne vuol la fin d’Amore! Allor le Norne tessono le ragne, e all’arcoläio all’opra sono intente, e Ùror afferra l’estremo di un filo, Skùld prende l’altro, e Verdàndi lo scruta; e cammina... e cammina un ragno in salti, ed Erda è immota, e qui attende il verdetto, avvolta nei vapori del suo spiro, lì, dove appare il Destino furioso. Ygdrasìl ode le tetre campagne colpite dalle piogge, e allegro sente i fulmini di Dònner; e giù, l’imo antro ei protegge, ‘ve una possa muta quasi s’avanza. E gli Spettri dei Scaldi degli Elementi giùngon al cospetto dell’ossee Norne, e danzanti in delirio tolgono il velo al Fato anche più ombroso. E a Erda dinnanzi, appàr Freya in visïone, ombre mistiche e in nubi e prepotenti: un denso nembo di femminee forme, immoto e privo fors’anche di Vita, dove il sèn sembra marmo, e l’occhio argento, e oro la bionda chioma, e il corpo morto; e i Scaldi antichi cantano a Costei, e strìngon l’arpe della Sorte arcana. E l’ombra ignuda più non va lontana, e è catturata, e è il Destìn degli Dei. Erda lo sguardo nella nube ha assorto, e quasi sente un profondo spavento per colei che ha crëàto. Oh l’infinita Madre più antica! E ora giace difforme. «Ditemi, oh Figlie: i Destini soffrenti!» ella comanda, ansando una canzone. E le sue Norne ascoltano i Poëti, che poi svanìscon, sepolti e irrequieti. Verdàndi dice: «Di Morte ha le membra, Freya la più bella, ma invitta ha la possa. Ora l’ho letto: morirà, ella, un giorno; ma il suo cuore è immortale, ed è infinito. Ho visto: e Dei e Giganti e Nibelunghi per lei far guerre, e maledirla - e tanto - in nome del Potere d’un Anello, che è l’Odio primigenio e mai domato dell’Universo tuo, oh Erda; e lei venduta ai bruti Divi di Riesenheim, pegno di Wòtan per la reggia dei suoi pari. Erda, oh Madre, Erda! Di Morte ha le membra, ma il suo Potere non avrà la fossa, e spento il corpo, ei s’aggirerà intorno, ei, primigenio Iddio, e perenne Mito! Vincerà il Mondo, quando i Ghibicunghi corromperanno l’Eroe, oscuro manto; e volerà, e sarà come un fringuello libero e lieto, cui nulla può il Fato! Oh Erda! Freya è Amore; e Tu... Tu l’hai intessuta! Ma ella si sottrae a quello che è il tuo Regno: non di Te ella è minore, e non è pari!». Ed Erda ascolta, e ascoltando ella trema, ride alle Figlie, ma in cuor è anatèma. E mentre ora le Norne tàccion meste, nel cuore di Erda vi son le Tempeste. E ora Ùror dice: «Freya ha una possa eterna che non è Anima, né Spirito; e è un Dio, Madre, un Dio che è il più forte, oh Erda; egli Mente è e Azione e Amore! E perché ci ingannasti? Madre? Oh Tu, nascondendoci il suo Serto? Perché dicesti che Tu sei la Dea delle Dee, e Madre di ciò che qui è vivo, e che mai nulla si sottrae al Destino?... Erda, Erda! Oh Madre! Nella ragna ho letto anche il tuo, e il nostro Fato. Il Ciel soccombe dei folli Dei, e il Destino ‘l va a seguire, e Tu, Madre di Vita, or sei la Morte!». Ma Skùld aggiunge: «Madre, oh Tu, superna, or vedi che accusiamo; e ingrato è il fio. Ma poiché noi siam Figlie tue, oh Possente, noi con Te andiamo a cercàr prepotente Gloria, e Vendetta! E i Destini nefasti vinceremo, se unite; e questo è certo! Affretteremo quel che si dicea: corrompiamo gli Dei, e il lor sacro rivo, il quieto Reno, e diàm voglie a un meschino, Alberigo, il feroce, egli, il Folletto! Si schiuderanno agli Dei le orbe tombe, e ciò che questo Iddio creò, andrà a morire; e vinceremo noi, e Tu, oh sì, e la Sorte! Ma il Nibelungo or corromperai Tu, Erda, Erda! Oh Madre! E Dea d’un Dio che fu!». E le Norne or svanìscon. Erda grida! E sola rimane: oscura e irata e infìda!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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