L'inconsapevolezza dei perdenti
Giorgia Spurio
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E addento i libri,
e butto chiodi dai finestrini,
e passeggio senza sosta
da un muro ad un altro.
Ho un’età che si conta sulle dita,
parole sperimentate
e fuse all’acqua
delle bottigliette ingabbiate
ai distributori.
Prendo treni tutti i giorni,
anche se uso i piedi,
anche se mi tappo
l’udito con un dito,
un silenzio
che difficile spezzo.
Batto i piedi
e uso violini di carta
al posto delle lettere,
non è semplice
dire affetto,
fare affetto,
dimostrare un grazie
oltre la disperazione di una madre
e la testa scossa di un padre.
E mi dico si,
e mi nascondo dietro a un vetro,
trasparente penso di non poter volare,
sparire,
ma nell’aula solo per un attimo
trovo catapultata la mia ombra
lì dove un gatto, fuori,
si gode il sole ancora pieno
di un inverno che sarà germinato.
E attecchito da un cinguettio,
correrò sul viale
con una vittoria invisibile
stretta tra i denti.
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L'autore
Giorgia Spurio
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