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Fiabe 14 novembre 2015 · lettura 6 min · 1376 letture

Das Freyalied - La Canzone di Freya: Senso, Bellezza e Desiderio del Reno

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Erda ha giurato: vendetta sia! E fugge, Erda, alle nebbie svanendo nella Notte. E qui Ygdrasìl trema oscuro e inferocito, e le alte fronde del Fato son ombre, lì, tra l’argento della Luna impura, oh quercia, sotto cui si radunano i lupi, i famelici Orchi della sera invitta, e manti di Morte affamati di ragne. E qui segretamente e lento rugge, ei, il Regno del Destino, e alle sue grotte ogni Norna lamenta. E l’infinito aëre delle Furie, ei, orrido e informe va. E fuori il cielo sempre più si oscura, e domina i monti, e i valichi, e i dirupi. Ogni Elemento danza una sua ridda, e l’orizzonte fa eco alle sue lagne. Erda, Erda è Spettro che vaga ululando, e alle sue cure paziente provvede, Erda, la Dea invidiosa. Oh la Ribelle! Ed ella avvolta in Tutto va pensando, e qui terribilmente più non cede, e delle Valchirie vuol forse le selle. Così lenta vien l’alba, e il nuovo giorno! Tenebre fitte s’aggìran d’intorno. Ora, mentre la Notte s’abbandona a un mattutìn riposo, e dorme, e mentre il primo Sole dà un bacio alla Luna, e intanto che Ygdrasìl esausto trema con le sue foglie in preda alla rugiada, e quando tra le sue onde splende l’oro del sacro fiume, specchio della stella, tra gli Gnomi custodi, ebbri di vino, Freya a uno scoglio si siede; e all’acque dona un suo sorriso, un sospìr del ventre che il seno muove nell’aurora bruna. Ed è un sèn che non sa l’empio anatèma che Erda gli ha ordito, Erda, la Dea sprezzata; e che bello si erige, scialbo, e moro dove un dì sarà il latte. Oh Freya, la bella! Ed ella è Vita, Infinito divino, e specchiàndosi a un’onda, ora innocente si pettina i capei con la conchiglia che in mano tiene: lì i riccioli biondi, e qui le trecce presso le orecchie che come baci scendono alla gola solleticandole il corpo che ride, e qua, lisci alla nuca, e ora là, dietro il collo a ricoprirsi un po’ di schiena, e... e una ciocca alle spalle. Oro... oro... e Sole! E le pupille azzurre sulle viole presso una riva si posano, amena Dea di Bellezza e Gioventù. E sul vetro delle sacre acque, ella, il suo sguardo incide, un volto che nel vìver si consòla; e lungi scorge gli scogli e le vecchie foreste antiche, e in ciel i vagabondi rondoni inquieti. E ha bionde ciglia, nuda e selvaggia, qui, innocentemente; e annoda ai fianchi un drappo falbo e intenso, a ricoprirsi il femminino senso. Oh mai veduta beltà, e mai Dea attesa! E mai cantata giovinezza e donna! Ella sta muta, e accarezzando il crine, e poi solleticando il fianco, trae le gambe sullo scoglio, e i piedi appoggia dolci sul Reno, sensualità casta, e con lor dita arpeggia l’acque fresche, e canta le canzoni delle Ninfe, un giorno prima apprese; e sotto i rai del Sole vive, e le Ondine ridesta. Tiene i capelli, e non lascia la presa, e ride verso la pìccol sua gonna, e ammira le lontane e bianche cime dove l’attèndon gli Dei, e protrae a queste il canto suo, rorida pioggia d’insolite ansie; e ignora la nefasta Sorte, e le Norne, possanze donnesche. Ed ella sola tiene alle sue grinfie il corpo suo, e ora scherza. Lorelei canta con lei, e l’invita a fare festa. E Freya la segue, e qui cantano insieme, e l’orizzonte si apre alle lor voci e... e Freya cantando soffia aliti caldi alle sue braccia e agli zefiri primi, desiderosa di Vita e di gaudi; e desiderosa di Vita e di gaudi ell’è dassenno, coi sguardi sublimi, col sensuale torace, e i sembianti alti, labbra assassine dei venti più atroci, e ricca di Bellezza, e poi di speme. Oh desiderosa di Vita e di gaudi! Ora le Ondine vanno alla sua cetra, e le pòrgono i seni, e i ventri e gli occhi, e come Lorelei, càntan con lei. E questi suoni sentono gli Dei, e codesti soävi e bei rintocchi, e allor un Messaggèr màndan dall’etra. E allora un Elfo scende, e va sul Reno, e fulminato vièn da questo seno. Ei si presenta alla Dea e dice poscia: «Vieni con me: gli Dei ti vòglion presto, e a te son io mandato. Sali ai monti! Scherzerai dopo con queste Sirene; ora sèguimi, andiamo. Ecco una veste!»; e detto questo ei le dà un peplo e un drappo, e poi le mostra le valli divine: «Lorelei, oh Lorelei, canta per lei che tra di noi festosamente inciela!». E Freya lo ascolta, e il collo, il sen, la coscia febbrilmente ricopre. Oh peplo mesto! E con quest’Elfo sale agli orizzonti, e invitte ha nel suo cuor le giòvin lene, e guarda e ammira le tetre foreste. E intanto l’Elfo gode e beve un nappo, Messaggero fatale, al ber inclìne. E così Freya a conòscer va gli Dei. Ahi qual sciagure non sa, ahimè, costei!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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