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Ribellione 20 novembre 2015 · lettura 1 min · 2588 letture

Che rottura

Francesco Rossi 1097 poesie pubblicate
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Per carità non ne abbia a male chi si sente in dovere di protestare. Diciamolo a chiare lettere: in tanti fan la corsa per farsi eleggere in Parlamento tutti con le loro ragioni per renderci sudditi delle loro opinioni. Moralità sembra il massimo comune denominatore, forse sarà per questo che in poco tempo si costruiscono vitalizio e pensione. Non toccateli, non offendeteli la politica al par di religione, chi non professa è considerato xx xxxxxxxx. Per tornare in tema la colpa è pure mia, parlo e scrivo al singolare per non ferire e non far male. Scrivo con sincerità altrettanto lo enuncio in confidenza: nessuno mi rappresenta. Non ci faccia caso il benpensante c’è un deficiente solo che si è rotto in questo nobile contesto ed io son quello.
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L'autore
Francesco Rossi

Francesco Rossi nato a Sestri Levante il 24/01/1958 Pensionato. Terminata la scuola dell'obbligo nel 1974 assunto come operaio in una ditta, nel 1976 assunto in Fincantieri dove per 35 anni ho svolto la mia professione di operaio speciallizato. E' in quei anni che si completa la mia formazione culturale con l'impegno

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Commenti (10)

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Luciano Capaldo20 novembre 2015

Una denuncia, una ribellione, una rottura. Fermamente condivisa per struttura e contenuto. Un autore che ha sempre svelato la sua posizione nel sociale. Sa farlo con satira pungente ma anche velata, sicuramente sempre con grande maestria, eleganza di versi e conoscenza letteraria.

Donato Leo20 novembre 2015

Francè, sei un grande scrittore. Oggi tutti vogliono fare i parlamentari perché non sanno cosa fare e per sbarcare il lunario ti chiedono il tuo voto. Hai focalizzato un tema scottante e mi è piaciuto

Anna Di Principe20 novembre 2015

Questa composizione è sicuramente condivisa da numerosi cittadini italiani ed io sono tra questi. La conserverò come emblema di protesta contro un parassatismo politico che non si può più sopportare. Il mio sincero elogio al Poeta.

Umberto De Vita20 novembre 2015

Faccio mio il commento di Anna Di principe e aggiungo che gli italiani farebbero volentieri a meno di questi cialtroni.

Grazia Denaro20 novembre 2015

Una ribellione da tutti condivisa, non se ne può più di questa vita che ci hanno cucito addosso questi cialtroni che ci hanno asserviti a sudditi per non tenere conto della nostra opinione. Condivido in toto la tua lirica.

Buro Giuseppe20 novembre 2015

Protestar non conta se dopo la penna non arriva il rastrello, un'accurata rastrellata toglierà le foglie morte.

alias Marina Pacifici20 novembre 2015

E' un ruggito che sale dalla coscienza di una persona onesta che ha lavorato una vita ed ora si vede taglieggiare la pensione strameritata questo buon e sincero componimento. Inutile sperare che qualcosa cambi, se non in peggio, o nel risveglio di una coscienza civica a livello sociale che nel nostro paese è sempre stata patrimonio di pochi e di certo non delle masse. Una poesia che ho molto apprezzato.

picciro20 novembre 2015

Un pensiero comune che aleggia negli elettori: scarsa rappresentanza da quegli scranni... son bravi a promettere ma poi al tirar delle somme, son i soli privilegiati e noi poveri condannati! La storia però ce lo insegna... nessuna epoca è mai stata felice per mettere insieme i diritti di tutti e i doveri che ricadono solo sui più deboli! Mi complimento con l'autore, che di satira ha riempito le sue parole e non a torto...

carla composto21 novembre 2015

Sono col l'autore tante parole ...ma i fatti non arrivano, ben trattano un tema che ci riguarda e ci coinvolge la mia lode al bravo poeta

Daniela Dessì22 novembre 2015

Il panorama politico non rispecchia affatto le linee di partito, in questo marasma non ci sentiamo rappresentati da nessuno in parlamento, i nullafacenti sonnecchiano rubando lo stipendio, con la garanzia del vitalizio e pensione senza meritarsi un bel niente. Insomma, non possiamo che sentirci amareggiati e presi per i fondelli da una classe elitaria che fa i suoi sporchi comodi.