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Fiabe 20 novembre 2015 · lettura 7 min · 1461 letture

Das Freyalied - La Canzone di Freya: Le Fanciulle del Reno e Alberico

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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E mentre Freya agli Dei sale e ai fratelli, rimàngon sole le Ninfe del Reno, e Lorelei si lagna e si tormenta, e alla Dea canta un carme di dolore. Così giuocando trascòrron quest’ore, e vêr il mezzogiorno un nembo in lenta dolcezza piove, e il gemere suo è ameno, e scorre ei su quei sguardi e freschi e belli, e... e poscia questa pioggia i venticelli solleticano ansando ogni bel seno. Lorelei si ritira nella grotta, dove sovente piange il suo Destino, e molte Ninfe la seguono meste. A scherzàr tra quest’acque rèstan leste, col crine all’onde asperso e vôlto e chino, e coi nudi seni e la scialba guanciotta, e dentro il petto un cuor, un cuor che scotta, e che è Figlio del Reno, egli, divino, sol le tre primigenie Ninfe e bionde. Ecco: Flosshilde, Woglinde e Wellgunde. E son Sirene, esse, tra le più belle, eterne e bianche, e guance seducenti, lievemente arrossate dal lor senso, ardendo incensi di rose e di viole, e sorrisi leggiadri, e solitarie ombre di Notte, allegre eternamente. L’una fa un scherzo all’altra, e poi si pente, e la terza danzando e l’acque e l’arie in vortici dischiude, e ride al Sole, oltre il nugolo oscùr che mugge immenso; e son fanciulle divine e ridenti, nate da un solo grembo, e son gemelle. Ora scherzano e vanno sugli scogli, e vanno... e vanno cantando una saga, e la pioggia finisce, ed è il sereno. All’orizzonte sta l’arcobaleno, e la Natura intorno è dolce e paga, e in fior si càngian i freschi germogli. Ma a frànger quiete vièn ora un nemico, da Nibelheim il Re infame, Alberico. Egli è lo Gnomo delle nebbie oscure, pìccolo e rozzo, di pelli coperto, vestito d’orsi, e di lupi sgozzati, la folta barba fin sul suo ginocchio, e i capei negri di Morte e di sprezzo; e qui sul Reno, lo muove una possa, il Fato di Erda, che muta l’ha fatto suo nel silenzio d’una Notte infame, sussurràndogli arcani di Potere, e promettendo una sposa al suo istinto. Allòr costui contempla quelle pure Ninfe che scorge, e tiene in capo un serto, d’oro e di ossami biechi e trapuntati; e corrivo... e corrivo sen va il suo occhio su queste forme di donne e di vezzo, ed ei per poco qui già non s’addossa, furioso e incline al senso, e scaltro e matto. E gli sta intorno d’insetti uno sciame, e tanto ei odora di vin che va a bere, e dalle sue Sirene - pensa - è vinto. E così appena e appena qui nascosto, Alberico contempla queste carni di fanciullette natanti, e i loro scherzi, i canti ingenuamente detti, e i trilli delle onde quiete e delle lor conchiglie, solleticate tutte dai bei piedi danzanti delle Ninfe; e vede ei e ammira le bianche mani gettàr l’acque in fronte, e d’acque i lor capelli rigonfiarsi, e saltellàr i ventri, e i seni tondi. Egli le vede, e le vuole a ogni costo, estasiäto dai lor molli carmi, volti ridenti, e belli e sempre eterni, i capei saltellanti come grilli. Le brama tutte... tutte ghermìr Figlie del sacro Reno. Oh Erda, oh Erda, oh Tu, non vedi? E il Nibelungo or folle più sospira, e quietamente va di ninfee a un ponte, e il suo cuor ne ribolle e sta a infiammarsi, s’incammina furtivo a’ qui crìn biondi. Erda, oh meschina, è dunque tuo il meschino che compirà l’infame e orbo Destino? «Weia, Waga, Waga!» càntan le fanciulle: «Oh Reno, oh Reno, custodisci il tuo oro! Abbi tu a cuore, oh tu, le nostre perle, e il nostro argento, degli Dei custode! E vieni qui a cullare i scherzi nostri, e le canzoni che cantiamo insieme, sorelle in festa della tua Natura! Weia, Waga, Waga! Riddiamo felici!» càntan le Ninfe all’ombra di betulle: «Oh come il flutto tuo s’è fatto moro, acque raggianti tanto dolci a berle; e il nostro scoglio lentamente erode le sue pietre e i suoi sassi, e i freddi rostri! Sorelle in festa: ora cantiamo insieme! Oh acqua, oh acqua, fresca, eternamente pura!». Ma qui procede con l’ombra sua oscura il Nibelungo dal Regno di brume, che ovunque porta la Notte sua orrenda, nebbioso spettro del Nord dei Folletti, ammaliäto da quel canto udito che è misterioso e che è voce di dama; e ei s’avvicina... s’avvicina e azzarda lo sguardo ancora sulle femminine forme, non visto - lo scaltro! - e sorride, perverso come una Furia indomata, e spia le schiene sedute allo scoglio, pelle dorata d’estatico lume. E alfine il bruto si fa avanti udendo la paüra sconvolta delle Ninfe, e i loro acerbi sospìr e i lor detti, e sempre ei più le mira, ed è smarrito, e nei lor sguardi lievemente sfama la sua brama brutale; e poscia guarda tra l’acque sacre le sue fanciulline, riparate nell’onde, la spogliata pelle lì proteggendo... lì, sul soglio del santo fiume, fino al collo immerse, e arrossite per tanta lor vergogna, e maledìcon quest’infame Gnomo il qual sogghigna e poi se ne rallegra, inchinàndosi ai flutti, vêr di loro. Così gli vèdon il sembiante moro, e questa lunga barba ansiosa e negra, e lo sprèzzano queste: «Non è un uomo!», e gli lànciano un’onda. Ahi quale rogna! E qui dal Reno sono sempre asperse. Ma egli, Alberico, porge le sue terse mani, e non sa ei che è come su una gogna. «Fanciulle belle» egli soävemente dice: «Ah perché nascondete l’alme forme: i seni vostri, e i ventri, e l’anche, e i fianchi?». E le Sirene vòlgono i lor bianchi volti, si guàrdan, e invòcan le Norne, e già un silenzio ora le maledice. «Fanciulle belle!» sclama l’infelice che sulla terra lascia piccole orme. Ma più fatale d’una cupa runa chi gli risponde, ahimè, se non nessuna?
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (2)

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Paola Riccio20 novembre 2015

Ich weiß nicht was soll es bedeuten, Dass ich so traurig bin; Ein Märchen aus alten Zeiten, Das kommt mir nicht aus dem Sinn. (H. Heine)

Jibi20 novembre 2015

Mai letto, qui, un'Opera così tanto bella e ricca di immagini soavi e canti, è stata un'immersione nella magia di quel tempo e di quei luoghi. Eccellente. Chapeau!!!