Come il mare le sue dita
Giorgia Spurio
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E cado come foglia,
sotto le macerie di questo cielo
che non riesce nemmeno a piangere.
Il cuore corre fino alla gola,
- ma non devo dare lacrime -.
E il mare mi avvolge,
unico come padre,
senza pregiudizio, senza riguardo,
verso terre che non conosco,
verso parole nuove e...
tra i silenzi e le preghiere
si fa spazio come la mano
dietro una tenda, la luce
dalla finestra, il sorriso
di mia madre.
Come il miraggio, un faro
sull’acqua piatta, e tra i suoi capricci
come del disorientamento i disegni
che offre il Khamsin
al martirio della sabbia.
Non piangeva,
non mi parlava,
mi baciava, e mi baciava ancora,
e mi lasciava avvolto nel suo chador,
nell’ultima volta del suo profumo,
del tocco delle sue dita e del suo corpo,
la sua voce come l’eco che hanno le nuvole,
mi affidava alle onde.
Quale speranza avrà mai frenato
l’ultimo pensiero di mio padre?
Quale salmo avrà stretto
tra le sillabe incatenate
alle sue rughe della giovinezza?
E il mare mi cattura tutti i sogni...
Quante stelle
disegnano il nostro cammino,
e le guardo, una ad una
nel buio di queste acque forestiere,
e le prendo, prima di chiudere gli occhi,
tra i polpastrelli, così piccole
tra il pollice e l’indice,
prima di dare lacrime
di nascosto.
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Giorgia Spurio
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