Non chiamiamoli barboni

Sono nato a Messina ma vivo a Firenze da una vita, tanto che non so più se devo considerarmi siciliano o toscano. Ho scritto la mia prima poesia all’età di 17 anni e non ho più smesso. Sono stato premiato e/o segnalato in alcuni concorsi nazionali. Mie poesie sono state incluse in alcune antologie. Nel 2012 è stata ins
Commenti (11)
questo argomento merita più spazio è un grave problema sociale e la comunità deve impegnarsi per dare ad essi almeno un alloggio fisso. versi semplici ma chiari nel significato, bravo l'autore...
Lirica che si snoda su un tema di grande attualità. ...tanti sono i senzatetto che non hanno di che vivere e si soffermano in luoghi di fortuna... Esistenza per niente dignitosa riservata a degli essere umani, che norme statali dovrebbe evitare. Molto apprezzati i versi che denotano un animo sensibile ed un grande spirito di osservazione e comprensione per gli ultimi .Complimenti all 'Autore.
La solidarietà del mondo che non vede... Versi di grande bellezza
Posso solo dire una lirica bella e di grande sensibilità. Uno specchio dei tempi. Sempre più questi sfortunati che illuminano le strade con la loro vita, monito per quanti nella totale indifferenza inseguono un falso mondo di piacere ed illusioni niente affatto fraterne. Possiamo anche chiamarli barboni non è una parola che definisce un uomo; è la sua essenza, il suo bagaglio il suo ingombrio di vita vissuta, la sua esperienza, il suo cuore . Occorre parlare con queste persone e si rimane stupiti ...credetemi!
Si, sono soltanto sfortunati, cambiando le parole, i disagi non cambiano: Mi piange il cuore quando vedo cartoni e vecchi materassi con coperte ammucchiati negli angoli della citta, addirittura sotto i portici del palazzo del Comune dove abito. Ma io dico, le istituzioni cittadine o regionali, stanno solo a guardare? Penso che dovrebbero attivarsi per dare un minimo di sostegno a queste persone sfortunate che vivono nell'indigenza e nella povertà. Lirica apprezzata che inquieta e porta a riflettere.
La gente li evita, uomini privati della loro esistenza stentano a reggersi in piedi, buttati in un angolo, attendono che qualcuno si accorga di loro, che qualcuno abbaia la decenza di aiutarli. Mi colpisce l'immagine scelta dal poeta, un pover'uomo abbracciato al suo cane, l'unico essere da cui riceve calore, entrambi sporchi e abbandonati alla vita di strada. sempre un bel poetare, profonda sensibilità espressa in versi lodevoli.
Quando con gli occhi della misericordia sapremo accostarci al cuore dei nostri fratelli sfortunati, solo allora un Natale vero splenderà nei nostri cuori. Bellissima lirica che invita alla solidarietà e al senso di giustizia nei riguardi di molta gente afflitta dalla miseria ma soprattutto bisognosa di amore e di attenzioni ...
Barbone non è dispregiativo, peggio dire corrotto. Una vita scelta oppure costretta è triste molto triste, vederli.
Sono d'accordo con l'autore, sempre più numerose le persone che vivono ai margini della società senza mezzi con i quali sostentarsi, persone sfortunate, tristi e sole. Un testo che commuove, scritto con grande maestria.
un tema che mi sta molto a cuore... spesso queste persone che chiamiano barboni sono persone squisite ricche d'animo persone colte, che per scelta a volte forzata, si ritrovano sulla strada... purtroppo non si fa nulla per loro e questa é una vergogna... condivido questa bella lirica e porgo i miei complimenti al bravo poeta...
Figure che vivono ai margini della società, persone che sembrano non esistere agli occhi dei più.Non chiamiamoli barboni, sono uomini sfortunati ai quali la vita ha portato via tutto, anche i sogni. Toccante, complimenti!










