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Riflessioni 25 novembre 2015 · lettura 1 min · 1683 letture

Pirandelliana

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Disperso abbiamo tanti pezzettini di noi nel mondo, quando vagavamo inconsapevolmente verso fini che certamente non prevedevamo. Ed hanno le persone solo una immagine di noi, particolare, quella di quei momenti in cui qualcuna delle nostre sembianze, a volte rare, fu messa in primo piano, e le colpì, generando una foto sempiterna di qualche nostro vezzo, che rapì l’anima altrui in maniera netta e eterna. A cento anni dalla nostra morte nessuno noi saremo, mentre adesso crediamo d’esser uno, ma la sorte in centomila ci trasforma spesso.
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (3)

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sergio garbellini25 novembre 2015

In ogni verso si recepisce una particolare sensazione che muove emozione nell'animo. Una lirica ricca di contenuto, un argomento trattato in maniera davvero superba e nello stesso tempo sublime. Si avverte nella lettura una profondità di sentimento e di sensazione personale molto veritiera che coinvolge lo stesso lettore. Piaciuta per la sua originalità, complimenti.

a
adriana sini25 novembre 2015

impossibile non condividere il punto di vista dell'autore, che ci presenta una realtà che è sotto gli occhi di tutti ma che talvolta preferiamo far finta di ignorare: è impossibile rimanere uguali a sé stessi nel tempo, se non in quella frazione di tempo che è lo scatto di una fotografia. Tale concetto non può esser ridotto all'aspetto fisico, ma va anche e soprattutto sottolineato nel nostro essere esseri pensanti: ogni nuovo pensiero ci rende diversi (e talvolta distanti) da coloro che siamo stati un istante prima.

alias Marina Pacifici25 novembre 2015

Psicoanalitica, profonda e coinvolgente questa dotta riflessione in lirica dell'Autore che riecheggia "Uno, nessuno e centomila " del drammaturgo Pirandello, opera in cui l'autore vedeva l'approdo alla follia come unica via di scampo. Gli altri colgono di noi soltanto qualche sfaccettatura, ma soprattutto in quanti prismi di luce finisce la nostra personalità? La schizofrenia è soltanto una patologia psichiatrica o la dissociazione dell'Io colpisce ogni poeta? Il divario tra ciò che siamo e quello che avremmo voluto essere, ciò che desideriamo e ciò che raggiungiamo, ciò che amiamo e ciò che abbiamo. L'eteronimia come insegnò Pessoa è "malattia" frequente per chi scrive, che diviene il protagonista di "Uno, nessuno e centomila".