Pirandelliana
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
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In ogni verso si recepisce una particolare sensazione che muove emozione nell'animo. Una lirica ricca di contenuto, un argomento trattato in maniera davvero superba e nello stesso tempo sublime. Si avverte nella lettura una profondità di sentimento e di sensazione personale molto veritiera che coinvolge lo stesso lettore. Piaciuta per la sua originalità, complimenti.
impossibile non condividere il punto di vista dell'autore, che ci presenta una realtà che è sotto gli occhi di tutti ma che talvolta preferiamo far finta di ignorare: è impossibile rimanere uguali a sé stessi nel tempo, se non in quella frazione di tempo che è lo scatto di una fotografia. Tale concetto non può esser ridotto all'aspetto fisico, ma va anche e soprattutto sottolineato nel nostro essere esseri pensanti: ogni nuovo pensiero ci rende diversi (e talvolta distanti) da coloro che siamo stati un istante prima.
Psicoanalitica, profonda e coinvolgente questa dotta riflessione in lirica dell'Autore che riecheggia "Uno, nessuno e centomila " del drammaturgo Pirandello, opera in cui l'autore vedeva l'approdo alla follia come unica via di scampo. Gli altri colgono di noi soltanto qualche sfaccettatura, ma soprattutto in quanti prismi di luce finisce la nostra personalità? La schizofrenia è soltanto una patologia psichiatrica o la dissociazione dell'Io colpisce ogni poeta? Il divario tra ciò che siamo e quello che avremmo voluto essere, ciò che desideriamo e ciò che raggiungiamo, ciò che amiamo e ciò che abbiamo. L'eteronimia come insegnò Pessoa è "malattia" frequente per chi scrive, che diviene il protagonista di "Uno, nessuno e centomila".
