L'ultimo dente
Giorgia Spurio
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Ho i conti in tasca
dei piedi e dei passi,
dei silenzi e dei sogni
fermi lì, come scheletri,
negli armadi, sulle grucce
come abiti da portar via,
lana pesante per l’estate,
cotone leggero per l’inverno.
Ho i sassolini dei topi
che non hanno più dentini
dai bambini non più credenti,
ho il tradimento dell’anima
ferita dal corpo, dalla ragione
che controlla ogni robot
e ogni automa del senso.
Ho i relitti delle notti,
i soffocamenti che svegliano
e l’incubo delle realtà,
ho i ragni che si rifugiano
costretti a lasciare casa,
angoli senza più muffa né speranza,
rimane come di cera intatta
l’apparenza, adorazione
di un dio di carta
dorata e brillante.
Silenzio,
percorre il corridoio
solo l’ultimo urlo.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Francesco Rossi17 dicembre 2015
Scheletri negli armadi e chi non ne ha si faccia avanti e metta in moto un meccanismo per evocare in versi il contrario di quanto la poetessa verseggia.

