Disincanto di mezz'estate
Dorati filari di grano
spargevano in confini di luce
una sete d’estate lontana
che le sue fresche labbra di donna
non riuscivano più a dissetare
Appassivano ricordi d’azzurro
dietro a nembi di papaveri e ortiche
e mentre cercavo la sua essenza
dentro un romanzo d’appendice,
m’apparisti oracolo di luce,
E io volevo migrare per raggiungerti
seguendo linee impresse nella mia mano
che avevi tracciato con l’aratro lunare
per far crescere i gigli dell’incanto
dentro le tue cosce d’anice e d’argento.
Quando dicevi: solo con te mancherei il voto
di non aprire la botte del dolce vino
per spillare il nettare del nuovo amore;
venisse Apollo nell’armatura d’oro
oppure Giove tramutato in cigno
per sedurre Leda mentre fa il bagno
rimarrei fedele a questo nuovo incanto.
In meno di mezz’estate
quello ch’era scritto sulla sabbia
l’ha sparigliato il vento,
e la marea s’è ripreso il tappeto d’alghe ricamato.
Dov’è finita la voluttà della tua luce
se ora guardo la luna piena
e non so più dargli voce?
©
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