Vorrei una magia

Vorrei tornar bambina
entrare in un bosco fatato
e giocare spensierata.
La mia tristezza
impietrir vorrei,
esser una statua
per non sentire
e non soffrire
certi lunghi giorni.
Non vedere il buio
nei suoi occhi assenti,
la malinconia
sul suo viso scritta,
la mente da chissà cosa
annebbiata.
Tagliar vorrei
con una lama
la fitta nebbia che
in un mondo di silenzi
giorni e ore l'avvolge
e lo imprigiona.
Il mio nome vorrei sentirgli
dire come per magia.
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L'autore
Agnese Giallongo
Giallongo Francesca Agnese è nata a Milano, è vissuta in collegio frequentando fino alla 5 elementare. All'età di 16 anni si trasferisce in Germania dove lavora si sposa, ha 3 figli ed è nonna di 5 nipotini. Da 12 anni si è trasferita in Sicilia in una località sul mare e lì è nato il suo amore per la natura .
Commenti (1)
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Elena Artaserse2 gennaio 2016
Traspare in questi versi la pena e l'affanno per la sofferenza d'una persona vicina al proprio cuore. E' intenso il desiderio di vedere un'emozione o un lieve sorriso sul volto di chi si è smarrito nei labirinti della mente. Condivido con tutto il cuore un'esperienza che sconvolge la vita e comprendo il senso della testimonianza dell'autrice a cui va la mia umana solidarietà.
