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Impressioni 29 dicembre 2015 · lettura 1 min · 2014 letture

Il vecchio bambino

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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A quel bambino il vecchio si congiunge, al bimbo che una volta lui era stato, quando si decompone quello strato che la maturità a infanzia aggiunge. E’ solo un’appendice, un bel vestito che copre una natura ben più vera, la patina sociale, non sincera, che età matura impone come rito. E quando toglie l’abito, l’anziano ritorna a identità sua primitiva, a naturale essenza, oramai priva d’orpelli messi un tempo solo invano.
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Mi si permetterà di dedicare questo tentativo poetico, oltre che ad ogni essere umano ("Il bambino che ciascuno di noi è stato non muore mai se non nel momento in cui la Signora vestita di nero ti tocca", ha scritto recentemente il novantenne Eugenio Scalfari), anche all’anno 2015 che sta per finire, e che rivive in questi giorni, come è consuetudine, tutte le fasi della sua (breve) vita, pure i suoi primi giorni, attraverso tanti mass media.

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (5)

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Ettore Salamena29 dicembre 2015

Complimenti, splendida ed ovviamente non solo per il rimare che a me più piace.

Daniela Zarriello29 dicembre 2015

Il fanciullino che è in noi è colui che ci dona la speranza e la forza di andare oltre... scorrevole e fresca nel verseggio questa bella poesia.

Anna Rossi29 dicembre 2015

Una lirica bella che racchiude una grande verità,il bambino che è in noi è semplicemente nascosto dietro una patina di comportamenti maturi, ma riemerge in modo prepotente quando si diventa soprattutto anziani. Complimenti all'autore.

Ventola raffaele29 dicembre 2015

Io dico sempre, che anche se l'involucro esterno cambia aspetto, dentro mi sento sempre lo stesso. Ed ha ragione l'autore, il bambino che c'è in noi in realtà non crescerà mai. Molto bella.

alias Marina Pacifici29 dicembre 2015

Gli estremi sempre si congiungono e si danno la mano. Ecco perché infanzia e senilità sono le due facce della medesima medaglia e ben rappresentano il caleidoscopio del divenire dell'essere. Sempre ho provato turbamento al pensiero dell'anno che nasce e che si frantuma nei dodici mesi, in quattro stagioni, in una miriade di festività... Mi fa pensare ad una dissociazione della personalità, ben delineata da Pirandello in "Uno, nessuno e centomila", da Palazzeschi in "Chi sono? Il saltimbanco dell'anima mia" e dall'intera opera del grande Pessoa.