Quella finestra occupata dalla ragazza che amavo
Valerio Foglia
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Appoggiai una scala
precaria nei legni
abbandonando le vertigini dell’ultimo piano
per irrorarmi di quella luce a cascata
dalla finestra occupata dalla ragazza che amavo
con lontana incursione clandestina
restai in condizione d’estasi
libero da zavorre
pago di bisogni e visioni
fra tinte neutre, cornici folgoranti
Vibrai al pari di una tarantella
nell’ inarrivabile ascolto di parole attese
D’emozione sudai
come manipolo di salaci adolescenti
come al tavolo i perdenti
Sciatto mi allontanai, in quel sentimento
lasciando nell’aria quelle emozioni veterane
al giungere inconsueto
quasi inudito
di un vigilante notturno
pignolo
insistente
come la mia paura
a gonfiare l’addome
di chiamarla con il suo nome
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Valerio Foglia
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