L'Attesa della Felicità
Giorgia Spurio
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E le stelle sembravano i tuoi capelli,
spighe di grano tra i polpastrelli
e le velocità dei treni
che raccolgono sui binari lacrime
e cloro.
E sembravi un bambino.
Le mani adagiate come cieli
che non vogliono più pianeti,
senza museruole per le rose
e senza spine per gli agnelli.
Vorrei agitare per un attimo solo,
- per favore – un solo attimo
un grammo di vento
per spostare i granelli
nel deserto
e respirare il senso di solitudine
che oggi viene schiacciato
sotto macigni di sogni troppo alti,
troppo grandi,
partoriti da un’ambizione innata.
E siamo corridori in un corridoio
troppo stretto
troppo grigio
e con le mascherine agli occhi
di cecità vogliamo vivere,
di sensazioni che sbocciano dai brividi
e da emozioni, celate sotto un sottile
strato di ghiaccio.
E dammi le mani,
e le ricorderò, piccole
e forti.
E coprimi le ciglia,
e le ricorderò vibrare
non per il pianto
ma per l’aria che respiravi.
E guarderò le stelle
e per me saranno tanti fuochi
accesi dalle gocce
di una pioggia di neve.
Brillanti
come gli occhi
di una volpe.
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L'autore
Giorgia Spurio
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