Una rosa mai bambina

Tra i dolori del
parto, dando alla luce l’ultima
sua creatura, affida i figli al marito per
averne cura; lei lo fa con la solitudine di
quel pensiero e il miele del suo ultimo
respiro, lui non curava mai le rose di
quel giardino.
Lei va in cielo e lui
con pensieri lugubre si dà al vino;
il vento si portò via quella promessa
fatta e li abbandonò a quel destino;
i figli cercano nei parenti un ristoro,
ma si ritrovano soli dentro un
crogiolo.
Lui rimase muto;
piangeva, rideva, non sapeva
cosa voleva, un perdente; cercava
il miracolo? Anche a Dio mente;
non è mai riuscito a venirne fuori,
scarpe fradici avevano i suoi
figliuoli.
Di quella sua
infanzia, non ha un bel ricordo,
in lei è rimasto questo tormento;
quella rosa non fu mai un bocciolo,
in collegio come tutte le altre sue
sorelle hanno trovarono tanto
ristoro.
Si coglieva il sorriso di
quella rosa al suono della ricreazione,
gioiosa nel vedere l’amore del Signore;
nell’essere felice canta come una matta,
in quella ampia sala di ristoro non si
sentiva più una coatta.
Quella rosa
non è stata mai bambina,
lasciò il collegio per la fuitina;
il marito ... per la famiglia non si
risparmia, ma sua madre era una
lagna; s’intrometteva sempre,
un’invadente.
Prende forza
nella fede, con il marito era
fedele; con tanti figli ... si creò
la famiglia, resto vedova e non
si è resa nel gestirla; disponibile
con i suoi figlioli, ai nipoti
gli da il cuore.
©
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