Goli Otok isola carceraria
L Falchero
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Schiamazzano assordanti le cicale
sui lecci e sui pini
piantati tra le dure rocce
ad uno ad uno ad uno
da centomila mani
callose e stanche
Il trenino sgangherato dei turisti
s'inerpica tra le rovine
e ogni risata, ogni vociare
pare offendere la memoria della sofferenza
che si rapprende e s'acutizza
nelle anguste celle di rigore.
Il mare lambisce l'isola
in un azzurro accecante
e il carcere femminile
dalla struttura ancora integra
vi si specchia incredulo
del silenzio di lamenti tra le mura.
L' enorme cisterna per l'acqua piovana
ricavata tra i seni della collina
non porta più neppure una goccia.
Tutte le lacrime e il sudore
si sono infiltrate
fino al centro della Terra.
Di cosa è capace l'uomo?
Delle miserie più atroci
e delle gesta più eroiche e caritatevoli?
A che serve il pellegrinaggio
negli orrori passati,
se non son di monito al presente?
Perché portar occhi curiosi
a finger sgomento tra i fili spinati
per poi pasteggiare a pesce e vino
tra canti e fisarmoniche
sul cullare delle onde?
Quanto deve rendere ancora quel dolore?
Diamo quest'isola bianca
bella, ventosa e profumata
a laboriose mani, a menti libere e creative
che ne facciano nuova dimora per i derelitti
Diamole un futuro nobile e migliore
oltre il retaggio d'un vergognoso passato.
Diamo a tutti i luoghi tristi della Terra
e a noi stessi
una nuova dignità.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
L Falchero
Nata in un paesino vicino al lago Maggiore nel 1956, vissuta per 30 anni a Milano, dove mi sono laureata in architettura, sono ritornata ai luoghi natii e ho ripreso da alcuni anni la mia antica passione: scrivere. Poesie, racconti, un romanzo d’amore: Amarsi nei secoli SBC edizioni, pubblicato nel 2007 e steso
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