Del viaggio parte VIII - Sull'ombra e sul perdono
La notte era serena tanto
che vidi la mia ombra
arrogante stagliarsi sulle stelle
Quanto peso nell'oscura sagoma
malattia gravitazionale
retaggio d'ogni ieri caduto dietro le spalle
Ma tu guarda il cielo
com'è leggero senza la sua ombra
egli non ha ieri perché se l'è perdonato
La faccia buia e impetuosa della tempesta
tramutata in tenue arcobaleno
-ecco il suo perdono-
E il gelo della scura tenebra
diviene aurora dorata e placida
-ecco il suo perdono-
L'arsura fiacca e soffocante
che crepa il volto dei campi
diventa stilla d'argento
che rinfresca tra i canti del gabbiano
-ecco il suo perdono-
Il grigio mesto ed ovattato
dai suoni rimbombanti e lontani
della nebbia si fa cristallo bianco
come gemma sul petto d'ogni stelo d'erba
-ecco il suo perdono-
E quel volto malinconico
carico di nubi come fossero pensieri
regala languidi tramonti
adagiati sui rosa e gli arancioni
-ecco il suo perdono-
Par di sentire la sua voce che dice
-Se già cerchi d'essere migliore
d'ogni tuo miglior pensare
avrai superato te stesso
e non avrai di che ricordare-
E vado adesso cercando mani calde
a perdonarmi e per donare
per guarire dalla mia ombra
E voglio dietro grandi ali arcobaleno
e davanti un foglio di cielo
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