Stigmate

Fuori è fitto silenzio, ascolto
e mangio le miti stagioni d’infanzia
quando nel sole urlavo la voglia d’amore
che venisse a salvarmi dalla dorata gabbia
E parlava di te il caldo soffio d’Africa
che rischiarava la mia gelida mente
nella paura d’una solitudine perenne
c’avrebbe cullato un giullare tra gli agrumi
-sospesi l’attesa e vestii di nero nella gioia-
Non fui mai solo tra i boschi d’argento
e raccolsi il bagliore d’ogni stella
nelle notti dove la memoria risuona cupa
-m’innamorai di me lasciando il vuoto-
E poi aprii la porta al vento sussurrato
e intesi il profumo di zagara, d’autunno
nella nebbia meneghina, improvvisamente
ero ancora quel ragazzetto c’apriva le narici
-sgranando gli occhi si cullava nella speranza-
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L'autore
Merlino
Commenti (3)
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Berta Biagini23 gennaio 2016
Riconoscere a 360° quanto la vita elargisce è veramente da apprezzare – purtroppo questo nella vita avviene molto di rado – letta e riletta con piacere ed ogni volta un sassolino è stato accantonato onde tenerlo sempre a portata di mano.
Massimiliano Moresco24 gennaio 2016
Un bel percorso di consapevolezza nella quale si intraprende la strada difficile ma appagante che l'amore possa nascere solamente all'interno di sé. L'indispensabile forza di amarsi è quella per cui possiamo trovare il vero amore, paiciuta
Pagu24 gennaio 2016
Un pensiero immenso e condiviso... ricordi di visioni, profumi e momenti, quando lo spirito volava alto come se fosse in una dimensione ultraterrena. Il poeta ci regala una poesia affascinante e un po' misterioso. Davvero bella.



