Il Lamento di un Epigono
Massimiliano Zaino
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Era una lùgubre
nebbia, era il vento
dei sogni cupi,
nei mesti spàsimi
del mio tormento,
l'urlo dei lupi.
Come la tènebra
di scialba Luna,
muore il sospiro
delle mie immòbili
Notti. E m'è cura
il cuor. Deliro!
Non è che un cènere
la Vita: teschi
di tombe e crani,
dove v'è l'ìncubo
che i fonti freschi
non fa che vani.
Sepolcro e lòculo
fu il nostro feto,
il ventre, il verme
del nostro piàngere,
senso d'Inquieto,
come un inerme
Titàno al valico
della sua pena,
del corvo tetro
che sugge il fègato
suo, il cuor - catena -
fatto di vetro.
Spera, tu, ràpsodo,
grìdalo ai monti,
grida la spene
ùltima e pròssima
agli orizzonti
delle tue vene!
Sòrgon fantàsimi,
tristi, fugaci,
sono il Destino
del nostro gèmito,
rostri rapaci
d'empio declino.
La Vita è un ìncubo:
non v'è che pianto,
perenne fio.
Ma spera! Prègalo!
Col nudo pianto
il muto Dio!
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
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