Paese che muore
Giacomo Precone
90 poesie pubblicate
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Davanti al blasone
dagli anni ingiallito
che indica, fermo,
il vecchio caffè,
su tavoli sgombri
d’antichi splendori,
riposano ansiosi
quei mazzi di carte
puniti all’attesa
d’utopici utenti.
Castrata innocente
di sfoggio copioso
di candidi fiocchi,
sian essi dipinti
d’azzurro o di rosa,
da lasso remoto
al fato impotente,
s’è arresa passiva
e ha chiuso i battenti
quell’unica scuola.
Anelan le corti
di donne ciarliere
il prezioso ricamo,
lamentano chete
di vivi marmocchi,
all’ inerzia mai domi,
le urla feconde
d’atavico gioco.
Da sempre attorniate
d’astanti chiassosi,
le tante botteghe
sfrattato hanno l’uso
d’ameni frastuoni
e gli usci serrati
palesan le croste
dettate dal tempo.
Le grigie viuzze,
claustrali e deserte,
ploran meste
le voci argentine
di sciami giocondi
l’amato ricordo.
Resiston le rondini
incuranti del vuoto
e il lieto garrire
intrecciato nel cielo
ben poco s’intona
al mesto terreno,
ma resta al mattino
l’aroma del pane
e impregna di fresco,
costante, ogni cosa,
sparge nell’ aria,
da tutto ormai sgombra,
quell’ unico segno
che ancor lega alla vita.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Giacomo Precone
Giacomo Filippo Precone nasce il 24 Luglio 1962 a Diso, piccola cittadina della provincia di Lecce, dove ancora oggi vive e lavora. Amante della pittura, della musica, del teatro e dell'arte in genere e da sempre attento a non indirizzare la propria esistenza nei complicati meandri del superfluo, non ferma l‘occhio su
Commenti (1)
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Vaibhava das Vito Parisi1 febbraio 2016
Ciascun vocabolo, in questo componimento, è ben intonato e di buona lingua.

