Trapassar sarà poi miele

La mia lapide sarà muta
e senza nome urlerò il mio silenzio
accanto all’epitaffio di chi sapeva
-sconosciuto non conobbi i conosciuti-
E mi scansai dal successo con timore
se pur le sue lusinghe m’appagarono
nelle notti dove cercai la luce
-la ribalta ha tempi brevi per la fama-
Che io di fame mi saziai per le lusinghe
e arrossii a ogni menzione facendone incetta
e ogni investitura macchiò di rosso spade
Forse rivedrò un giorno la bianca neve
ché ora brucio per le mie disfatte
Aspetterò il vento tra i cipressi
che porterà le voci di chi lontano
rimedia a quella burla che mi fece vate
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L'autore
Merlino
Commenti (2)
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Pagu3 febbraio 2016
Uno sguardo sul passato, quel che ha portato frutti amari e la speranza di un candore futuro. Il poeta ci regala un lavoro che ammiro per profondità, stile e ricercatezza linguistica. Credo davvero che sia un testo immenso, colpisce per bellezza e si eleva a vette importanti. Penso che le "rime scelte" siano davvero meritate. Complimenti di cuore.
Luciano Capaldo3 febbraio 2016
Nel voltarsi indietro e riessaminare il nostro passato spesso capita che a bilanciare il nero e fosco trascorso occorra l'azzurro della speranza ed in questo tragitto si può anche credere che il trapassar sia miele. Una lirica dal linguaggio raffinato e ricercato, con una fluidità direi quasi musicale, evocativa e sicuramente dal RimeScelte. Complimenti.


