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Patrizia Ensoli
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L’un per l’altro confondevano lo zenit
dove l’arco meridiano declinava l’altezza.
E tu che ci fai gli disse, sulla linea orizzontale dei poli?
L’amaranto tuo sguardo che spinge, sugli aghi del Nord
forse ha perduto il suo raggio?
Tu che il sole trattieni al profumo di spezie
contromano azzardando una pesca dai toni di sabbia
o magari di cipria che colora le gote.
Qui la terra è confusa lo sai? senza prove o cimeli
dai, colpisci o poi frangi
le parole sul cuore!
Sulla luna spesso manca la forza
e la polvere scende fin dentro le scarpe
dove uggiola il passo e solletica il naso.
Un minuto un millennio sull’altezza dell’astro
sconosciuto e improvviso nei sei mesi di luce,
nei sei mesi di notte nei drappeggi “old style":
permettimi il lusso ti prego sul vaneggiare superfluo!
Tu che ci fai sulle sfere del tempo cittadino del mondo?
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Commenti (1)
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santo aiello5 febbraio 2016
Una moltitudine di indizi che porta la mente altrove. Nessun vaneggio dentro questo testo, che si muove e si veste di mistero. La terra è insicura, e trema in silenzio. Ci vorrà un grande abbraccio di sole a risvegliare la primavera che mai se ne allontanò. Un lungo sonno e poi i germogli, antichi e nuovi. Presto la nuova stagione farà il suo corso. Un bellissimo testo. Molto apprezzato.
