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Uomini 7 febbraio 2016 · lettura 2 min · 1466 letture

Il grido muto

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mario conti 101 poesie pubblicate
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Nel silenzio dell’acqua di novembre che inonda le foglie sui viali, vedo passare luoghi e mari, uguali. Senza più un cavallo scalpitante che taglia il traguardo delle mie corse, nel ronzio sommesso di una folla vacillante che avanza parlando senza voce, tra la cenere e il vento, sono morto! Nel mese dei melograni la nostalgia è forte. E l’odore d’incenso tra i marmi infonde un filo di speranza tra i semprevivi che si guardano sgomenti a cercare l’un l’altro in viso, la stessa ombra, lo stesso fiore reciso, e una lacrima che non scende. O forse, ho solo sognato di morire? E, s’è solo un sogno, un filo di speranza m’appartiene. E posso guardare, o spiare, aeree distanze tra le piante del bosco, di rami secchi spazzati, e indovinare il fruscio dei merli che scavano rose di polvere nera per stanare i tarli dalle siepi. Vorrei imparare da te a distinguere le fasi lunari e prevedere il verso delle maree che inondano il mio cuore di melograno, senza più spiagge, per far crescere le erbe del tuo cuore, che sono altrove. Posso indicarti, ancora, il luogo dove crescono le alghe commestibili per invitare le tue labbra di corallo a un nuovo vernissage del mare. Si, forse ho sognato, ma nell’uno e nell’altro caso ho ritrovato le radici del grido muto: basta uscire una sera per portare fuori il cane per accorgersi dell'apprensione che rimane, ma solo per pluto.
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