L'amore taciuto

Vorrei urlare al cielo
Tutta la rabbia che mi opprime
Calpestare queste rose
Distruggere l’anello
Che tra mille cose non ti ho mai dato
Vorrei tornare a ieri
Tra i profumi di un umido prato
Quando smarriti nei nostri pensieri
La tua voce mi aveva cantato
La canzone del sole
Quando l’ultimo petalo mi disse mi ami
Soave mi sfiorasti le mani
Abbassando lo sguardo
Vorrei cancellare lo sbaglio
Non era un abbaglio la stretta nel petto
Ma uno schietto messaggio
Inviato dal cielo
Un saggio mi disse
In amore ci vuole coraggio e un po’ di autostima
Che rabbia l’impaccio
se solo ci fossi arrivato un po’ prima
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano13 febbraio 2016
Conosco personalmente (mio malgrado) esperienze simili a quella sulla quale il poeta, nella sua pregevole composizione, si intrattiene. E mi permetto di rincuorarlo (se questo può essere un conforto) ricordandogli che la buona poesia nasce proprio da qualche fallimento (la poesia che a volte si produce quando tutto sembra andare bene risulta spesso piuttosto melensa), dalla sublimazione, come ben sa la psicoanalisi: "L'artista è un uomo che si distacca dalla realtà e lascia che i suoi desideri d'amore si realizzino nella vita della fantasia", scriveva Sigmund Freud. E così si ottiene anche la bellezza poetica perché, sempre secondo Freud, "l'amore per il bello sarebbe un classico esempio di impulso inibito nella meta" .