La casa de "Scuretto"
Paride Giangiacomi
276 poesie pubblicate
+ Segui

Da tempo vado novellando
di sana pazzia
del borgo natio, da quando
con farina gialla
sfamar si volle, contado tutto
seppur dal pozzo, polenta non venisse a galla.
Ma per vicoli antichi
di formidabile Piaggia
singolar facciata appare tra selvatici fichi.
Di “Scuretto” è la magione,
ciabattino degli anni andati,
appellativo del quale ignoro la ragione.
Negli anni che scolorano ricordi,
valeva il mattone:
una casa propria, ché nessun si scordi
di povero cristo, di umil condizione
che pur se arrivavan denari dalle Americhe
a Bacco di continuo pagava pigione.
Un bel dì, figlio emigrato
saper volle il destino dei suoi sudori:
voleva veder dove avrebbe abitato
dopo forzato esilio, per lavoro:
“Raccontami, padre, della casa i progressi:
mostrami, dunque il suo decoro!”
Solerte ne allestì facciata,
con vasi alle finestre,
civico numero e... una furbata:
alla finestra con una scala -ed è storia-
spedì foto con sorrisi e saluti;
il figlio non credette e ne fece memoria:
e questo di Corinaldo rimase il più famoso degli insoluti!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Paride Giangiacomi
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!
