Dove ha fine il paradiso della terra
Giorgia Spurio
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Come le spine,
che mi fai indossare,
ad ogni tuo bacio freddo
e lontano, caldo e insopportabile.
Come le margherite
senza gambe, sradicate,
silenzi che si sposano
fanciulli, come la lama
che il vento stringe in mano.
La lama che la pioggia
percorre sulla schiena.
E chiudi il pugno,
non è che polvere
la terra dove petali
spezzati cambiano
da bianco fiocco
in rossa cenere.
È sangue dalle formiche
evitato.
Il delitto di pronunciare le tue bugie,
il delirio di udire il tuo mai detto contagio,
il peccato di credere ai tuoi occhi,
il sorriso di credersi innamorati,
l’ascolto della tua voce
lì dove finiscono i tuoi muscoli.
Dove acqua mi immerge,
inonda le palafitte dei miei istinti,
il riparo dalle onde,
finché il canto muto
non arrivi, il rumore
delle tue gambe che corrono
e delle tue braccia
che ad ogni pugno
lascia le sue impronte.
Figlio di dèe del mare...
È sangue...
E le formiche, sacerdotesse
della tana dove la terra
si nasconde, nella tomba
dei ratti,
lì mi proteggono.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (3)
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Stefano Drakul Canepa20 febbraio 2016
una poesia veramente originale e potente, fatta di terra, di sangue e d'aria, d'emozione e di cuore sporco. veramente notevole mi è piaciuta tantissimo.
Umberto De Vita20 febbraio 2016
Ho apprezzato molta questa lirica che mi appare originale e beb strutturata. Mi complimento con l'autrice.
Matilde Marcuzzo21 febbraio 2016
Una espressivitá del poetare sentita e sofferta... dolce e amara. Brava. Infiocco



