Quando l'acqua non parla
Giorgia Spurio
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- Un amore che non esiste,
e fa soffrire. –
Tra i denti delle cortecce,
lungo le rive delle terre,
delle isole con il volto umano.
Tra le unghie, lungo le cosce
che le stelle ricoprono
tra le lenzuola del cielo,
lungo le fronti accaldate.
E il lago mi parla
di ricordi che avevo ammanettato
e gettato, giù, sul fondale
tra la melma e i detriti,
tra le rocce mute e sfregiate.
Ho tirato su le reti,
per ricacciare i suoi cadaveri,
corpi di conchiglie spezzate,
molluschi svenuti tra i liquami
di solitudini, secrezioni umane
d’amore.
- Perché non mi dici,
parlami come hai sempre fatto,
senza sotterfugi di piccole onde,
di cantilene d’anime espulse dall’Ade,
senza mandarmi timide spose dei topi,
senza far riemergere dal tuo specchio
le risa che tanto, ora, odio. –
Ti lascio solo,
lago,
con le tue statue distorte
tra sabbia e ghiaia,
pietre grigie ingoiate
dalla gola del rimorso
come pillole della memoria.
E non gridare,
non più nessuno
sa parlare,
non più nessuno
conosce il tuo linguaggio,
la lingua dell’acqua
che richiama e risucchia
che di rabbia e gelosia
terrà più lontane,
coloro dal volto umano,
le due isole,
profili di gemelli
d’affetto sconosciuto
solo la pioggia conosce
quel loro profumo,
così simile
dove foglia tocca
il loro sigillo.
E non sarò più
ambasciatrice,
sasso che spacca
all’acqua il vetro,
- un’altra pillola da mandar giù.-
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