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Dialettali 21 febbraio 2016 · lettura 2 min · 637 letture

Ammìa, cùme nèia (guarda, come nevica)

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toshiro 69 poesie pubblicate
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Ammìa, cùme nèia pàa trine giassòu cianìn cianinèttu se pittùan, de giàncu a Sittè Vèegia, u Portu, i pruèi de Righi spettinèe dò ventu ca sbràgia su pèi canaluìn arrebelànduse fin'a Fùje mette in cappellu candidu in sci guzzi, rensenìi cume i platani c'ammian u Bezagnu cui guanti giànchi òua che nèiva Dolores, velàa de giàncu aspèeta u Segnùu, pè fàala diventà Maddalena c'assèinde candèie e nun passciùn làide ammìa, u marciapèe immaculòu senza clienti òua che nèia... guarda, come nevica sembra trine ghiacciato pian pianino si pitturano, di bianco la Città Vecchia, il Porto, i prati del Righi spettinati dal vento che urla giù per i canaloni caracollando fino alla Foce mette un cappello candido sui gozzi, infreddoliti come i platani che guardano il Bisagno coi guanti bianchi ora che nevica Dolores, velata di bianco aspetta il Signore, per farla diventare Maddalena che accende candele e non passioni laide guarda, il marciapiede immacolato senza clienti ora che nevica
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la Foce è un quartiere di Genova il Righi è un monte alle spalle di Genova

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Commenti (1)

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Antonio Terracciano21 febbraio 2016

Come tutto appare più bello quando è raro! La neve su Genova (uno spettacolo non tanto frequente, credo, nel capoluogo ligure) risveglia la poesia, bella e rara, di una città famosa più per i commerci e (ingiustamente) per l'avarizia, come più belle e più rare risultavano le canzoni d'amore dei cantautori della scuola genovese degli anni Sessanta, come "Ma se ghe pensu" è forse l'unica, ma insuperabile, canzone genovese sull'emigrazione (gli amori e le emigrazioni dei meridionali sono invece ormai inflazionati...) E, finale poesia nella poesia, la prostituta che, a causa del maltempo, non può esercitare e si rifugia in una chiesa sembra quasi sfiorare la santità osservando quella coltre bianca!