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Sociale 25 febbraio 2016 · lettura 1 min · 4952 letture

Dopo di noi

Luciano Capaldo 401 poesie pubblicate
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Nella disabilità vita ...quella vera, nel dolore - la famiglia ridotta fino allo sfiancamento ma, amore e cuore di genitori donano gioia e sorriso vincono mentre sui loro volti vecchiaia già soggiunge in giovane età. Rinunce e schemi di vita condizionata per solo amore, mezze crescite o scomposte di bambini sfortunati uomini già per il vissuto. Occhi che anelano carezze e pace infondono ...e accettazione, di fronte occhi che rotolano su lacrime infinite in cerca di pur minima spiegazione rivolta al Divino Amore o ad indifferente e spesso rea, violenta società. E’ noto il presente ma, già la carrozzina è più grande peli segnano le guance e gli occhi son pesanti, le mamme ed i papà sempre attivi, imbiancati stremati, mentre fuori sordo un mondo, politicanti ignavi improvvisati fermo nomenclatore al secolo scorso mentre malattia spietata incalza. Nella anzianità degl’angeli custodi incombe poi la morte, soggiunge, e, per quegli sfortunati or nasce peggior condizione; orfani di genitori e dello stato. Chi verrà “ dopo di noi”
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**Il parlar del “dopo di noi” non vorrei offrisse alla società pretesto per continuare a non occuparsi delle persone con disabilità gravissime che hanno una famiglia né di coloro che si prendono cura di loro. Potrebbe creare soluzioni segreganti.**** “Simona Lancioni”

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Luciano Capaldo
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Complimenti Autore del giorno (Alberto De Matteis)

Commenti (15)

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Grazia Denaro25 febbraio 2016

"Chi verrà dopo di noi?" Riparto da qui, una domanda che è un'incognita in questo nostro mondo al caos che non riesce a provvedere a chi ne ha tanto bisogno essendo disabile e che non riesce a dare sollievo a due poveri genitori sfiancati da anni ed anni di fatiche nel seguire la malattia del figlio. Ma l'assillo è chi si occuperà di lui dopo di noi? Dovrebbero essere le istituzioni a sopperire a queste grandi mancanze. Una lirica d'impatto sociale per il contenuto di grande valenza. Complimenti!

carla composto25 febbraio 2016

purtroppo le istituzioni sono assenti in tanti casi dove i genitori avrebbero un estremo bisogno d'aiuto materiale, portare avanti croci grosse come quella di un figlio o parente disabile comporta uno sforzo enorme... bravo il poeta che in righe di bella poesia ci parla di un tema sociale grande ...il mio elogio

Sara Acireale25 febbraio 2016

Conosco due genitori che si crucciano perché alla loro morte dovranno lasciare il figlio disabile in balia di se stesso... La società è indifferente, le istituzioni inesistenti. Per le famiglie ricche, il problema è dimezzato perché esistono dei buoni istituti che dietro un LAUTO compenso si prendono cura dei minorati psichici ma per i meno abbienti è un dramma. In un paese civile non dovrebbe essere così, la società dovrebbe farsi carico delle persone più deboli, anche con interventi domiciliari perché ci sono persone che non riescono ad adempiere a operazioni semplici come fare la spesa, cucinare, pagare le bollette ecc... Non si può lasciarli da soli. È una vergogna

Donato Leo25 febbraio 2016

Dopo di noi, una bella domanda, che spesso non si riesce a dare una risposta esauriente. In questi ultimi anni assistiamo ai maltrattamenti ai danni di persone disabili, da parte di chi ha il compito di assicurare una vita dignitosa. Un tema sociale che il valente poeta, ha esposto con grande dovizia.

Umberto De Vita25 febbraio 2016

C'è una assenza gigantesca su queste questioni sociali soprattutto dove manca la possibilità di gestire da se' il dramma che hanno. Il poeta s'interroga poi affermando: e dopo? Una lirica sociale attualissima e ben scritta.

zani carlo25 febbraio 2016

Pesante questa lirica che affonda il coltello profondamente... la società sempre più anziana destinata è alla propria scomparsa in poche generazioni... giuste le domande... e dopo? Bella tematica... da approfondire.

Anna Di Principe25 febbraio 2016

Non abbiamo uno Stato sensibile e accorto a dare sostegno ai giovani diversamente abili o non autonomi per svariati incidenti ...il tutto è demandato a case di "cura" o case famiglia i cui operatori non sono certamente preparati per entrare in empatia con queste persone deboli che non possono nemmeno difendersi (gli ultimi fatti di cronaca fanno rabbrividire).Ovviamente le famiglie ricche non hanno il problema del "dopo di noi "...Valente e sensibile il Poeta che ha versificato un tema particolarmente sentito dal momento che sarebbe necessaria un'organizzazione con strutture ed operatori capaci, di cui si potrebbero avvalere tutti . Un elogio sentito all'autore per il tema trattato.

Giuseppe Gallo25 febbraio 2016

Argomento di grande spessore e molto attuale, quello esposto da questi versi forti, taglienti e acuti. Il problema della disabilità è tuttora risolto a costo di enormi sacrifici e rinunce dalle famiglie, nella quasi totale assenza delle istituzioni. Giustamente il bravo Poeta si domanda quando i genitori non ci saranno più quale sarà la vita di queste sfortunate persone. Lirica intensa e toccante che non lascia indifferente il lettore. Il mio elogio sincero.

s
stello cutroneo25 febbraio 2016

Ferma e spietata denuncia di una realtà ignorata dai poteri forti, quelli che dovrebbero essere garanti di un vivere umano, giusto. Ma non è cosi e la visione che ci regala questa poesia è quella squallida e reale. Complimenti al poeta che oltre alla sua bravura dimostra ancora una volta una grandissima sensibilità.

Clelia Maria Parente25 febbraio 2016

Il mio elogio al poeta, che in pochi versi ha saputo renderci partecipi di una tematica fortemente sociale: il curare i disabili, mentre sono in vita e poi? Quando i cari affetti verranno a mancare che succederà? Chi si prenderà cura di questi disabili? Un problema sociale profondo. affrontato dal poeta, che con questi suoi versi ha saputo affontare un enorme problema di vita... Complimenti!!! Complimenti!

Pagu25 febbraio 2016

Un lavoro complesso che affonda in problematiche che sento molto e con tutta la loro drammaticità. Il poeta ci induce a una riflessione profonda, perché intervenire o fare qualcosa è indispensabile. Il mio elogio per aver trattato una tematica con grande padronanza. Complimenti al poeta.

rita iacobone25 febbraio 2016

Profonda domanda posta da un autore abile nello sviscerare argomenti sensibili porgendoli ai lettori che inevitabilmente sono indotti ad una riflessione. Purtroppo non c'è ancora una risposta ad un problema di esistenza tanto delicato da parte della società,tante parole tanta comprensione apparente ma poca concretezza nei fatti. Ciò che rimane alla fine è solamente il segno dell'amore disinteressato della famiglia che si è sforzata di rendere la vita meno diversa a chi era destinato a viverla proprio nella Diversità.

Ettore Salamena25 febbraio 2016

I miei complimenti siano anche un particolare ringraziamento al poeta che come sempre ha trovato il coraggio d'affrontare e così sensibilizzare tematiche particolarmente toccanti che non possono non lasciare, come ora al sottoscritto, un retrogusto amaro nel leggerle. Tali atroci sofferenze cui debbono sottostare famiglie sempre più numerose per convivere anche con altre malattie (Parkinson, Alzheimer, Sla ...) fanno sì da rendere forse quasi indifferenti gli stati d'ansia e calamità cui va incontro il lettore di questa lirica ... forse fino al punto talebda considerare i propri, pur se anch'essi a sul tempo funestati da tragedie e disavventure, oggi quasi neanche più degni d'esser condivisi!

Berta Biagini25 febbraio 2016

Difficile non rimanere colpiti da simile verità – il domani è un punto interrogativo e sarà sempre più difficoltoso gestire nel tempo – minuti, ore, se ne vanno lasciando segni indelebili in chi affronta tali esperienze.

nemesiel25 febbraio 2016

Poesia di forte impatto che tratta un argomento scomodo per molti in una società che, al di là delle parole, non sa dare risposta concreta alle famiglie che debbono sostenere il peso di malattie gravi con le conseguenze che esse portano dietro, armati solo del loro amore e della loro tenacia, ai genitori che angosciati si chiedono cosa accadrà ai loro figli quando non ci saranno più loro a sostenerli e ad accudirli. Una società che si sta dimostrando ampiamente non solo impreparata ma feroce ed insensibile nei confronti dei soggetti più deboli (la cronaca ce ne dà notizia quotidianamente)